in ricordo di antonio baroni

Storie e leggende delle nostre valli I segreti di Sussia di San Pellegrino

Storie e leggende delle nostre valli I segreti di Sussia di San Pellegrino
30 Agosto 2019 ore 09:05

Ci sono uomini che hanno fatto la storia delle nostre montagne. Precursori, esploratori che hanno dato vita all’alpinismo nelle valli bergamasche, svelando per primi i segreti nascosti tra gli infratti e tra le “pieghe” delle stesse. Forse per curiosità, magari anche per gioco, ma molto probabilmente per la semplice voglia di sapere cosa si nasconde “oltre quella montagna”. Tra questi pionieri spicca Antonio Baroni, nato e cresciuto nel dimenticato paesino di Sussia, antico borgo posto a 1.000 metri di quota, nel comune di San Pellegrino Terme.

 

 

La prima guida alpina. E’ in questo contesto tipicamente montano, figlio di contadini e pastori, che viene alla luce nel 1833 Antonio Baroni. Fin dai primi anni eredita il modo di vivere tipico di queste zone: boscaiolo, pastore e cacciatore si guadagna da vivere con l’utilizzo delle risorse che la montagna stessa gli offre. Con Emilio Torri, alpinista di Calvenzano, amico e compagno di avventura, Baroni inizia a conquistare le montagne della corona alpina orobica. Fra le prime arrampicate in terra bergamasca si ricorda quella del 16 aprile 1875, data che vede i due pionieri dell’alpinismo raggiungere la vetta del monte Alben. Il 1° giugno dello stesso anno i due salgono la cima dell’Arera e, il 24 settembre del 1875, vincono le due punte della Presolana Orientale, Regina delle Orobie. In questi anni la fama di Baroni si diffonde, classificandolo come alpinista esperto, coraggioso ma allo stesso tempo prudente. La sua storia diventa leggenda con la prima ascensione al Pizzo Coca, effettuata sempre in compagnia di Emilio Torri, il 4 settembre 1877. I due non lasciarono alcun resoconto scritto dell’impresa anche se, probabilmente, si svolse lungo lo stretto versante meridionale, lungo la suggestiva Val Morta, percorso che si snoda tra facili roccette e sfasciumi, tipici delle nostre montagne. Raggiunta la cima più alta gli alpinisti eressero un omino di pietre e Torri, a testimonianza dell’impresa compiuta, vi lasciò il suo biglietto da visita. Due anni dopo l’ingegnere Giuseppe Nievo, con la guida Isaia Bonetti, ripete l’impresa, documentando cosi la salita al Re delle Orobie: “Non ci rimaneva che arrampicarci lungo la cresta sgombra di neve e relativamente facile, avendo però cura di non smuovere pietre. Alle 9,15 salutavamo con entusiasmo la vetta, sulla quale era già stato eretto l’ometto dall’infaticabile Emilio Torri, di cui trovammo la carta di visita.”

 

 

Sul Cervino Bergamasco. Il Pizzo del Diavolo di Tenda ha sempre affascinato gli alpinisti bergamaschi, proprio per la sua forma spigolosa e affusolata. Su questa montagna, quinta vetta più alta delle Alpi Orobie, Antonio Baroni ha lasciato un segno indelebile, che mai verrà dimenticato. Il 5 aprile 1879, lungo l’itinerario aperto nel 1870 dal valtellinese Alessandro Rossi, accompagna la signora Fadini in quella che è documentata come la prima ascensione femminile, mentre nel 1882, con alcuni clienti, compie la prima salita invernale, sempre dal medesimo itinerario. Nella primavera del 1876 sale con Luigi Brioschi la cresta sud-sud-ovest, e con il compagno di sempre Emilio Torri discende dallo spigolo nord-nord-est. Solo un’ultima linea resiste al celebre avventuriero bergamasco: la cresta sud, che dal Passo di Valsecca sale alla vetta del Diavolino, per poi ridiscendere e risalire in vetta al Pizzo del Diavolo. L’8 luglio del 1889 Antonio Baroni scende questa via in compagnia di Leone Sinigalia, quindi la ripercorre l’8 agosto del 1891, partendo dal Passo di Valsecca. Il cerchio si chiude e la celebre guida alpina lascia così un segno su ognuna della quattro creste della montagna, scrivendo un’altra pagina della storia dell’alpinismo bergamasco. Nel 1902, ormai settantenne, decide di chiudere l’attività di guida con una giornata da ricordare negli anni a seguire. Accompagnato dagli amici risale la sua via alla Sud-Est del Diavolo, tracciata da lui stesso nel 1889, trovando una variante finale ben più difficile della via originaria e concludendo cosi, in bellezza, oltre 50 anni di alpinismo esplorativo tra le montagne bergamasche.

 

 

Oltre le Orobie. Pino Capellini descrisse così Antonio Baroni in un articolo su L’Eco di Bergamo. “Baroni lo si può definire una guida completa, alla quale i compagni di salita si affidavano fiduciosi. Per lui non c’era ostacolo insormontabile. Se un passaggio in parete lo metteva in difficoltà e gli scarponi chiodati non gli davano sicurezza, li toglieva e saliva a piedi nudi”. Le sue esplorazioni negli anni si spinsero oltre le nostre montagne. In Val Masino, con il conte Francesco Lurani Cernuschi, il 28 luglio del 1878 sale il monte Disgrazia lungo un itinerario che prenderà il nome di via Baroni. Lo stesso conte descrive così la guida alpina bergamasca. “Antonio Baroni ha veramente l’istinto della montagna, e in un attimo sa giudicare della praticità di un passo…”. In quegli anni si spinse fino al Monte Rosa, all’Adamello e alla vette dell’Ortles. Durante le sue esplorazioni amava raccogliere minerali, che con occhio esperto individuava lungo le pareti delle montagne. Nel 1902, consegnò all’allora prof. Enrico Caffi, grande studioso della natura e della geologia orobica e fondatore del Museo di Scienze naturali di Bergamo, un piccolo pesce fossile di 5 cm, che ancora oggi è conservato presso lo stesso Museo. Questo reperto, il Pholidophorus Caffi, è tuttora l’unico esemplare conosciuto al mondo della sua specie.

 

 

Il borgo di Sussia. Questo splendido paese, adagiato in posizione panoramica, si raggiunge percorrendo in circa un’ora una strada sterrata, che partendo dalla località Vetta di San Pellegrino segue il percorso di una vecchia mulattiera. Purtroppo il passare degli anni ha visto un massiccio spopolamento da parte delle persone che abitavano questo luogo. Lungo il percorso, facile e accessibile a tutti, troviamo la “Tribulina Madrera”, dedicata alla Madonna delle Grazie. La strada continua nel bosco fino a toccare Sussia Bassa, con le località di Garbiöla, Brèn e Ca’ Sott, dove sorgono alcune cascine ristrutturate, tra cui la dimora del celebre esploratore. Una targa e una foto, poste presso la sua casa natale, lo ricordano. L’Associazione “Amici di Sussia” si è prodigata per far arrivare quassù una strada agro-silvo-pastorale e, si spera in futuro, realizzare un bivacco-museo, dedicato ad Antonio Baroni.

 

 

Conclusioni. Alle celebre guida è stato intitolato, nel 1968, il celebre rifugio Baroni al Brunone, posta a Fiumenero, in alta Val Seriana e considerato il più alto e severo delle Alpi Orobie. Il paese natale di Antonio Baroni è ricco di avvenimenti interessanti che riguardano eventi storici e bellici. Tra questi la leggenda del Castello della Regina, montagna che sovrasta Sussia e che viene ricordata non solo per il tesoro ancora nascosto tra i suoi anfratti, ma anche per i documenti che testimoniano reali avvenimenti e conflitti tra Guelfi e Ghibellini. In anni più recenti Sussia è invece stata un rifugio sicuro per i partigiani della Valle Brembana, che hanno trovato nascondiglio proprio tra queste cascine. Un altro pezzo di storia delle nostre montagne.

 

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