il mistero del sacro graal in valle imagna

Storie e leggende delle nostre valli I cavalieri templari alla Roncaglia

Storie e leggende delle nostre valli I cavalieri templari alla Roncaglia
15 Novembre 2019 ore 09:10

No, probabilmente non è stato Re Artù in persona a portare questa leggenda nell’alta Valle Imagna. Eppure tra questi muri di pietra si nasconde un mistero, che riporta alla memoria le gesta dei grandi condottieri della Tavola Rotonda. Siamo a Roncaglia, piccolo borgo della Valle Imagna che, anche ai giorni nostri, riesce a regalare emozioni che ricordano epoche passate e racconti lontani. Caratteristica di questo complesso sono l’antico cortile, il portale ad arco d’ingresso e i tetti in piode, questi ultimi elementi tradizionali che contraddistinguono la Valle Imagna. E naturalmente, nascosta tra le pieghe di questi rustici caseggiati, troviamo una leggenda…

 

 

Le bellezze del borgo. La Roncaglia, frazione di Corna Imagna, è un caratteristico nucleo in posizione panoramica, che riporta i suoi visitatori alla scoperta di un’epoca ormai dimenticata. La contrada è circondata da prati, pascoli e castagneti e una parte del borgo si presenta, ancora oggi, arroccata quasi come struttura difensiva. La contrada era in passato abitata dai bergamini, e la popolazione aveva un’economia basata sulla coltivazione della terra, l’allevamento degli animali e la produzione di formaggi e stracchini. Molti documenti nel corso dei secoli menzionano questo bellissimo luogo. Le prime testimonianze attestano i possedimenti di un uomo conosciuto come Lanfranco della Roncaglia, vissuto attorno al XII secolo. Inoltre il toponimo fa supporre che il casato dei Roncalli (da cui discende Papa Giovanni XXIII) abbia avuto origine proprio in questa bellissima zona.

 

 

L’incisione misteriosa. La leggenda è nascosta proprio tra i casolari dell’abitato. Presso la «casa torre», edificio tra i più antichi del paese e oggi casa privata, troviamo iscrizioni e simboli che risalgono al periodo medioevale. Curiosa, anche se poco visibile se non da un occhio attento, è l’incisione di una croce greca con due gocce che cadono in un recipiente, situata sulla volta triangolare di una delle finestre del caseggiato. Per anni dimenticata, riemersa dopo recenti lavori di restauro e ormai sbiadita dal tempo, questa antica raffigurazione riporta alla memoria una reliquia da tutti conosciuta: il Sacro Graal. La leggenda ci racconta della coppa con la quale Gesù celebrò l’Ultima Cena, e nella quale venne successivamente conservato il sangue del Messia dopo la crocifissione. La reliquia venne poi consegnata ai cavalieri templari, uomini al servizio della chiesa incaricati di proteggerla e sorvegliarla negli anni a venire. Un manufatto storico che non è mai stata trovato, ma legato a doppio filo con le crociate medievali e i cavalieri, ricordati negli anni come coloro che per primi la custodirono, e successivamente la nascosero per preservane l’integrità. E il mistero qui si infittisce. Perché troviamo questa immagine scolpita nelle pietre di Roncaglia? Una domanda che ad oggi non ha ancora avuto riposta.

 

 

L’antica Locanda. La bellezza di questo luogo è data anche dalle persone che ancora vi risiedono e che credono in queste montagne, nella loro storia e nel loro sviluppo. «La nostra avventura alla Roncaglia è iniziata nel 2013», racconta Sara Gandolfi, che con Roberto Facchinetti gestisce questa antica struttura. «Il progetto è stato fortemente voluto dal Centro Studi Valle Imagna. Grazie al loro aiuto negli anni abbiamo provveduto non solo alla ristrutturazione dello stabile che ospita la taverna, ma anche al ripristino di un antico affumicatoio per le castagne e recentemente di una piccola stalla. La peculiarità di questi edifici è stato il totale rifacimento dei tetti in piöde, unici di questa valle e realizzati con pietre locali».
L’antica Locanda dispone di due camere matrimoniali e di una camera singola, tutte arredate «come una volta». Il soffitto in legno e le pareti in pietra riportano gli ospiti alla Roncaglia che fu, regalando un’atmosfera unica. La buona cucina, che propone prodotti tipici della Valle Imagna, raccoglie i profumi e sapori di queste montagne, completando un quadro di per sé già perfetto.

 

 

Conclusioni. Non ci è dato sapere come la leggenda del Graal sia arrivata fino al borgo di Roncaglia, né chi possa aver inciso la misteriosa immagine sulla pietra. Sappiamo però che in terra bergamasca altre raffigurazioni ci portano all’ordine dei cavalieri templari: elementi decorativi e incisioni, che sono stati ritrovati presso il Castello di Bianzano e all’esterno della Rotonda di San Tomè, ad Almenno. Noi possiamo lasciarci trasportare dall’immaginazione, alimentata da questo luogo storico e magico allo stesso tempo. E pensare che magari, quasi mille anni fa, fu proprio un cavaliere templare a fermarsi in questo paesino di montagna, dando così vita alla leggenda che oggi conosciamo.

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