quella strana notte di santa lucia

Storie e leggende delle nostre valli La segheria in fiamme ad Ambriola

Storie e leggende delle nostre valli La segheria in fiamme ad Ambriola
13 Dicembre 2019 ore 09:10

Stassira l’aria l’è piena de magia. [Stasera l’aria è piena di magia]
perché stanòcc la passerà santa Lucia, [perché stanotte passerà Santa Lucia],
sura l’asnì che l’vula come ön aquilù [sopra l’asinello che vola come un aquilone]
la é zó del cél coi sò regài e coi bumbù, [scende dal cielo coi suoi regali e con i dolciumi],
però ai s-cetì che per spiàla i dórma mia [però ai bambini che per spiarla non dormono]
la böta sènder in di öcc quando la rìa. [butta cenere negli occhi quando arriva].
I cantilene i dis che lé la vien di notte [Le cantilene dicono che lei viene di notte]
coi stèle söl vestìt e i scarpe töte róte, [con le stelle sul vestito e le scarpe tutte rotte],
i chièi i è bióncc e la gh’à dét di öcc gran bèi [i capelli sono biondi ed ha gli occhi molto belli]
inemuràt ol re l’à ülìt chi du gioièi; [innamorato il re ha voluto quei due gioielli],
e la sò nòcc l’è la piö lónga che ghe séa [e la sua notte è la più lunga che ci sia]
perché m’gh’à l’ampia de spetà santa Lösséa..” [perché abbiamo l’ansia di aspettare S. Lucia].

 

 

È appena passata la notte più lunga dell’anno e non può mancare, proprio in questa ricorrenza speciale, una leggenda legata alla festa più amata dai bambini. Santa Lucia, si sa, la notte tra il 12 e il 13 dicembre bussa nelle case di tutti i piccini per esaudire i desideri di chi, durante l’anno, è stato particolarmente buono. Ma c’è anche una leggenda che la lega alla terra bergamasca. In Val Brembana, ad Ambriola, piccolo paese del Comune di Costa Serina, la festa più importante è proprio quella legata alla santa siracusana. E mentre i più piccoli si apprestano a scartare i regali, noi possiamo ripercorrerne la storia.

 

 

L’origine della tradizione. La storia nasce nel IV secolo dopo Cristo. Si racconta che Lucia fosse una giovane donna di buona famiglia, fidanzata con un ragazzo del paese e già destinata a un futuro come moglie. In quegli anni la madre si ammalò e la ragazza, per invocarne la guarigione, raggiunse in pellegrinaggio Catania e la tomba di Sant’Agata. La santa, ascoltata la preghiera della giovane le apparve, chiedendogli di dedicare la vita ai poveri e bisognosi. Constatata la guarigione della madre e ritornata a Siracusa, Lucia esternò la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo, donando tutti i suoi averi. Per i successivi tre anni visse al servizio degli infermi e dei bisognosi della città. Il pretendente alla sua mano, vedendo la donna desiderata privarsi di ogni soldo ed essendo stato rifiutato da quest’ultima, volle vendicarsi denunciandola come cristiana. Erano infatti in vigore i decreti della feroce persecuzione dei cristiani emanati dall’imperatore Diocleziano. Lucia sotto tortura professò la propria fede, irremovibile, affermando che la sua forza veniva non dal corpo, ma dallo spirito. Morì martire la notte del 13 dicembre del 304.

 

 

La leggenda di Ambriola. Moltissime storie raccontano della leggenda di Lucia, ma sola una è tutta bergamasca. Da sempre gli ambriolesi ricordano la santa con festeggiamenti a lei dedicati nella giornata del 13 dicembre. Ancora oggi le donne del luogo si guardano bene dal toccare l’ago per cucire o rammendare, per non correre, si dice, il rischio di rimanere accecate. Si racconta che poco lontano dal piccolo borgo sorgeva una segheria, che durante la prima guerra mondiale era costretta a ritmi serrati per la grande richiesta di legname. Il 13 dicembre due fratelli, proprietari dello stabile, si stavano alternando con turni di lavoro. Durante la notte uno dei giovani sentì un forte rumore, e improvvisamente la sega si fermò di colpo. Dopo vari tentativi, non riuscendo a farla ripartire, decise di chiamare il fratello che dormiva nella stanza poco lontano. Entrambi riuscirono a rimettere in moto il grosso macchinario, e stavano per andarsene a dormire quando uno schianto tremendo li fece tornare sui propri passi. Con enorme stupore videro la sega che mandava fiamme, ed essi, colpiti da un secondo urto ancora più violento, furono rimbalzati dentro la stanzetta da dove erano usciti. I due giovanotti non seppero mai spiegare quanto era loro accaduto. Tanto che la segheria riprese a funzionare regolarmente il giorno dopo, come se nulla fosse mai accaduto. Si racconta che l’antico padrone della stabile, morto alcuni anni prima, si facesse «sentire» durante la notte, e così sarebbe stato il giorno di S. Lucia.

 

 

Conclusioni. La tradizione, probabilmente di antiche origini contadine, si tramanda da sempre nelle province di Cremona, Bergamo, Lodi, Mantova e Brescia. La notte del 12 dicembre vi è ancora l’usanza, da parte dei più piccoli, di lasciare vicino alla finestra del fieno per l’asinello, nella speranza di trovare più doni. Altro antico uso nelle province lombarde era mettere fuori dalla porta un bicchiere di latte per dissetare Santa Lucia, dove accanto veniva posto un lumino. Ancora oggi la leggenda vive nei cuori dei bergamaschi. Ogni anno centinaia di bambini consegnano la loro letterina alla chiesetta di Santa Lucia, in via XX Settembre a Bergamo. E ogni anno, ormai dalla notte dei tempi, la sera tra il 12 e il 13 dicembre l’antica usanza torna a compiersi, per la gioia dei più piccini. E, molto spesso, anche dei grandi.

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