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Trovesi, settant’anni da Maestro

Trovesi, settant’anni da Maestro
03 Settembre 2014 ore 18:48

 

Il 2014 è l’anno Trovesiano. Il 10 gennaio Gianluigi Trovesi, uno dei massimi artisti bergamaschi della musica, ha compiuto 70 anni. Un traguardo importante per un uomo e un grande momento per un musicista di caratura mondiale. Per gli auguri meglio aprire le orecchie e non tirarle, perché Trovesi continua a suonare e continuerà a farlo ancora a lungo, con la bravura e la poesia di sempre.

In tempi di fughe di cervelli e di talenti il fatto che Trovesi abbia girato il mondo, lavorando moltissimo in Francia e in Germania e abbia poi scelto di tornare sempre a casa, a Nembro, deve rendere Bergamo orgogliosa e deve incoraggiare gli artisti orobici che decidono di credere in sé stessi e nella propria terra.

 

 

La ricetta della sua musica e del suo successo. L’impronta artistica di Gianluigi Trovesi è caratterizzata dalle commistioni fra generi. Nei suoi lavori si ritrovano mescolati antiche tradizioni popolari, il meglio della musica classica e lo sperimentalismo del jazz.

Un suo lavoro del 1998 aiuta a capirne meglio il pensiero artistico. Poiché la cultura porta cultura e la musica suscita musica, lavorando sulla trasposizione musicale del romanzo shakesperiano Una notte di mezza estate Trovesi dà vita ad un nonetto musicale suddiviso in tre trii che si identificano con i personaggi del romanzo e che ne presentano la trasposizione musicale: il trio barocco, con due violini e un violoncello, è la novità; il trio popolare, fatto da contrabbasso, fisarmonica e tamburello, è la tradizione; mentre il jazz, con il suono del suo clarinetto e del suo sax, la chitarra e le percussioni è la magia. Ecco la ricetta per diventare uno dei massimi esponenti del Jazz europeo e un musicista chiamato ad esibirsi in tutto il mondo.

Una vita per la musica (e tutti gli onori). Per capire quanto è importante Trovesi basta leggere la sua biografia sul sito ufficiale gianluigitrovesi.com, dove si incontrano i nomi dei grandi – grandissimi – musicisti con i quali ha lavorato in tutto il mondo: Michel Portal, Alert Mangelsdorff, Anthony Braxton, Michel Mengelberg e Louis Sclavis. Una carriera in continuo crescendo, suonata nei teatri, con le orchestre e con le bande. Innumerevoli i progetti ai quali ha partecipato o dato vita, sempre con la genuina semplicità che lo contraddistingue.

Per i meno addetti al panorama jazzistico e classico, suscita ammirazione sapere che nel 2001 l’allora presidente della Repubblica Ciampi lo ha insignito del titolo di Ufficiale della Repubblica Italiana, mentre nel 2007 Napolitano lo ha nominato Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica Italiana. Onori che gli rendono merito anche Oltralpe. In Francia, Gianluigi Trovesi è Chevalier de l’ordre des Arts et des Lettres. Non solo, è stato oggetto di due tesi di laurea, una in Italia e una in Germania, e nel 2012 è protagonista del documentario a lui dedicato Il cortile della musica di Sergio Visinoni (Lab80 Film).

Una gavetta lunga e variegata. Trovesi è nato – appunto – nel 1944, e per fare carriera, allora, occorreva studiare e ampliare quanto più possibile le proprie abilità, perché, se oggi la specializzazione estrema sembra essere il quid in più nella carriera di un artista, qualche hanno fa, era d’obbligo saper suonare più strumenti, mentre saltellare da un genere all’altro permetteva di vivere di musica.

Gianluigi Trovesi studia per 11 anni al conservatorio di Bergamo. Si diploma in clarinetto sotto la guida del maestro Tassis e poi in armonia, contrappunto e fuga con il maestro Vittorio Fellegara. Suona nelle bande, nelle orchestre, incontra il jazz e lo swing. Insegna a scuola ed entra nell’orchestra della Rai.

Baghet e la sua musica senza frontiere. A 34 anni, il suo nome comincia ad essere conosciuto e, dopo tanta gavetta, arriva quella che potrebbe definirsi la prima scrittura discografica. Quando deve dare vita al suo primo disco pensa a cosa vuole davvero raccontare: tutto quello che ha visto, suonato e sentito entra fra le mura della casa di Nembro e si mescola, con un sottile fil rouge, a racconti musicali diversi. Nasce Baghet, disco suonato in trio con Paolo Damiani al contrabbasso e Gianni Cazzola alla batteria. Baghet riunisce la tradizione popolare del suono della cornamusa (il baghet è quella tipica bergamasca ma ogni luogo di montagna ne ha una) allo sperimentalismo che contraddistingue il jazz, fino a toccare antichissime tradizioni del ‘200 o del ‘400 catturate tra Belgio e Toscana. La sua ricerca artistica è davvero capace di riunire una cultura europea e riscoprire legami sotterrati dal tempo. Parlando con lui di questa sua capacità di unire ambienti artistici diversi, ama citare una risposta data da John Lewis, grande jazzista afroamericano, ad un giornalista che gli chiedeva perché a un certo punto avesse indirizzato il suo talento jazz verso la riscoperta della musica tardo barocca. Lewis rispose: «Sarebbe un peccato buttar via tre secoli fantastici della musica».

Raccontare e insegnare la musica. La cosa bella dei suoi concerti è la vicinanza fra artista e pubblico. Perché Trovesi racconta la sua musica e ne svela le storie e i momenti che l’hanno fatta nascere. È in questo modo, con questa passione per le piccole cose, che la sua arte diventa una risorsa comune.

Il vero rammarico, semmai, è quello che, non insegnando più, non è vicino ai nuovi talenti di cui il territorio bergamasco è pieno. Realtà come quella del Collettivo Res o altri progetti musicali innovativi guidati da giovani e giovanissimi che, necessariamente, lo riconoscono come maestro. Proprio l’attenzione al lavoro di Trovesi dovrebbe essere traino per una più cosciente cultura musicale e jazzistica bergamasca, per non dimenticare che il maestro di Nembro è la massima espressione di un ricco e duraturo fermento artistico.

Un aneddoto. Nella carriera di Trovesi c’è un curioso aneddoto. Un giorno, in un tipico bar tedesco, è in compagnia di un amico, un contrabbassista tedesco che parla italiano. Una signora, sentendoli chiacchierare, esclama in malomodo: «Italienisch». A quel punto l’amico si avvicina alla signora e le spiega che «er spielt die Klarinette» (lui suona il clarinetto). «A quel punto la signora ha sorriso; perché ero un musicista, potevo regalarle della musica e per lei andava bene!».

I prossimi appuntamenti. Per festeggiare il suo artista, Bergamo organizzerà un concerto il 4 settembre, all’interno della manifestazione Notti di Luce. In quest’occasione, Gianluigi Trovesi offrirà al pubblico l’avventura di Un viaggio intorno all’opera Italiana, lavoro registrato per l’etichetta Ecm. Il 12 ottobre, invece, sarà protagonista, insieme all’attore Oreste Castagna, di uno spettacolo dedicato a Papa Giovanni XXIII.

 

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