Ecco i volti dei tifosi

Le truppe nerazzurre della Creberg

Le truppe nerazzurre della Creberg
23 Dicembre 2014 ore 07:45

Guardare la partita dalla tribuna Creberg è come stare seduto in una delle migliori file di un cinema o di un teatro. I giocatori li vedi bene, così come il resto del rettangolo di gioco. Tanti piumini camuflage e tanta voglia di assistere a un bello spettacolo. Ecco le truppe nerazzurre “di riserva”, spettatori calmi ma esigenti, che però quando partono i cori della Nord si lasciano trascinare ed entusiasmare. Nella “Giulio Cesare”, l’altro nome della tribuna, c’è gente che generalmente sa di calcio, attenta e critica,  e che quando Cigarini o Carmona o Dramè sbagliano qualche passaggio di troppo si lascia andare a critiche colorite.

Passano pochi minuti e il Palermo è già avanti di due gol: un uno-due fulminante che taglia le gambe anche al tifo. «Ma ‘ndo el indac ol porter?», grida uno con tono disperato dopo il pallonetto beffa di Vazquez. Cominciano i mugugni, ma oggi non si fischia. Un ragazzo lo ha scritto pure su un cartello. Siamo qui per sostenere la squadra e la partita non è di quelle facili: «Oh, scecc, chesto ché l’è mia ol Cesena!» (oh ragazzi, questo non è il Cesena), è la frase che ricorre più spesso. E il paragone con la partita contro i romagnoli calza a pennello. Ma l’amarezza dopo un quarto d’ora è tanta e le critiche vanno in direzioni precise: «Colantuono, è inutile giocare con tre centrocampisti se poi non corrono», dice un signore sulla sessantina. Altri gli vanno dietro, ma Colantuono è dall’altra parte e i centrocampisti non possono sentire. La squadra arranca, è tutto da ribaltare e la Creberg si spegne piano piano, come quando si abbassa il volume della radio. Ma ecco finalmente il primo colpo di scena: Denis, che fino a quel momento non ne aveva azzeccata mezza, conquista un rigore. Da capitano coraggioso, prende il pallone, lo sistema sul dischetto, carica un potente destro e “Goooool”: una liberazione per la Creberg che si lascia andare ad un’esultanza di pancia.

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Qui si sente che Denis è amato, che la gente gli vuole bene anche se, ogni tanto, lo becca con fischi e mugugni quando manca qualche pallone o per la lentezza nei movimenti: «Oggi non ne ha imbroccata nessuna», aveva appena finito di esclamare un tifoso, poco prima che il rigore mettesse tutti d’accordo. Si rifiata e ripartono le urla di sostegno: si sta per chiudere il primo tempo con uno svantaggio di misura, e c’è tutto il secondo per recuperare. Neanche un minuto per pensarlo ed ecco la terza rete del Palermo. Una doccia gelata, mentre il sole è quasi sceso e comincia a fare freddo. Finisce la prima frazione e dalla Creberg, nonostante le buone intenzioni, piovono fischi per tutti: giocatori, mister, arbitro e guardalinee. L’intervallo è a base di mercato. «Qui ci vogliono almeno 3-4 acquisiti mirati».

Inizia il secondo tempo e comunque bisogna crederci: «Dai che facciamo come contro il Cesena e la riprendiamo». Gli uomini di Colantuono, di verde vestiti, cominciano a girare: il nuovo assetto della squadra sembra funzionare meglio e il Palermo non ha più la baldanza della prima parte. Tutta la Creberg sembra impegnava a spingere i nerazzurri e poco dopo, come un lampo, arriva il gol di Moralez. Le speranze sono riaccese e il pubblico esulta. “Dai, dai, dai, mola mia!”. Giovani e persone più su con l’età si rianimano unite nella volontà di farcela: «Dai Rolando!”. Il combattente Bianchi, insieme al mastino Benalouane, è tra più applauditi oltre al “mini” Maxi Moralez che è dappertutto e spesso viene chiamato e acclamato. Adesso i nerazzurri in campo ci sono e il pubblico della Creberg si è finalmente scaldato per bene. «Forza, forza, dai!», e al 76’ esplode in un boato di gioia. Denis insacca il pareggio e si scatena l’entusiasmo: ci si abbraccia in un incrociarsi di piumini camuflage, ci si batte il cinque col vicino di posto. I tifosi esigenti della Creberg che in genere dicono ai giocatori cosa devono fare, ora smettono di allenare e soffrono e gioiscono con i ragazzi che assediano la porta dei rosanero. I fischi vengono indirizzati a Sorrentino, il portiere del Palermo, colpevole di perdere troppo tempo nel rinviare il pallone da fondocampo) e contro il guardalinee in occasione dell’azione di Bianchi scattato sul filo del fuorigioco: «Ma cosa fischiet?: quello è gol!» si grida da più parti.

L’Atalanta deve portare a casa i tre punti, la gente della Creberg, come tutto lo stadio, vorrebbe un finale ad effetti speciali. Ma lo spettacolo finisce così. 3-3. Un bel film. Certo che si poteva vincere…ma “l’è andacia bè isè, valà”, dice un signore a un altro che criticava le scelte di Colantuono. Il Toro ha vinto e l’Empoli ha pareggiato, ma il 3-3 sa tanto di un regalo di Natale. E lo dice anche il cielo, che ha disegnato un tramonto da favola.

Uscendo dallo stadio incrociamo due ragazzi della Nord, fuori da un bar, per la storia della tessera del tifoso. Si percepisce il rammarico per essersi persi lo spettacolo. Poco più avanti passa il sindaco Gori. «L’abbiamo ripresa coi denti», dice: «È un buon Natale per i tifosi e per i bergamaschi».

 

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