«Tu di Leffe sei la gloria!» È festa grande per la Madonnina

Una festa che per decenni è stata una vera e propria Pasqua anticipata, utile per salutare i coertì ambulanti, pronti a partire per la campagna di vendita dei prodotti tessili in ogni angolo d’Italia, con un ideale arrivederci alla festa agostana di San Rocco. Domenica 18 marzo la comunità di Leffe, in Valle Seriana, celebra l’annuale ricorrenza liturgica della Madonna Addolorata, che tutti (ma proprio tutti) segnalano con l’affettuoso vezzeggiativo di Madonnina.
La Madonnina. Nessun legame, ovviamente, con la celeberrima statua che brilla sulle guglie del Duomo di Milano, quanto un diretto ricordo della piccola statua in cotto ancor oggi presente in chiesa, precedente al simulacro ligneo scolpito nella bottega di Grazioso e Andrea Fantoni di Rovetta oggi venerato. Oggetto di un recente restauro, è sceso sul trono sabato 10 marzo a mezzogiorno per aprire la novena di preghiera.




Una devozione viva. La festa culmina ogni anno nella solenne processione della quinta domenica di Quaresima, quando nella non lontana Valle Brembana si celebra un'altra ricorrenza molto sentita, legata alla Sacra Spina di San Giovanni Bianco. Per comprendere l’intensa devozione dei leffesi, basti riportare il testo dell’inno alla Madonna Addolorata ancor oggi cantato dalla Corale Santa Cecilia e da tutti i fedeli. «Sia da tutti benedetta – recitano le strofe – la gran Vergine Addolorata. A te salga da ogni petto sempre un cantico d'amor. Tu di Leffe sei la gloria, sei lodata in ogni età. Ogni lingua qui si sciolga in lodare la tua bontà, la tua bontà!».
L'intronizzazione. Come detto tutto inizia con la cerimonia dell’intronizzazione. La discesa sul trono avviene grazie a un piccolo argano che consente alla statua di scendere a piccoli passi. Sino al 1977 fu utilizzato un argano manuale (lo storico campanaro Arturo Zenoni “Vapore” ne fu manovratore), poi automatizzato grazie all’ingegno di Mauro Gelmi che creò un dispositivo meccanico. D’obbligo il canto dello Stabat Mater e la recita della Corona, una forma di preghiera che prevede la ripetizione per sette volte di sette Ave Maria.
L'asta per la processione. Nella seconda metà del secolo scorso la festa della Madonnina era consapevole vetrina della leffe ruggente, ancorata al territorio e alle tradizioni, ma anche intraprendente e volitiva nel cavalcare l’epopea tessile cui avevano dato orizzonti nuovi i coertì. Fra i riti irrinunciabili vi era per esempio l’aggiudicazione all’asta del diritto a portare la statua in processione, con un ritrovo in sacrestia in cui spesso a contendersi l’onore (a suon di decine di milioni di lire) erano i ricchi industriali del paese.




La prima incoronazione. Nel 1959 la comunità si mosse in massa per incoronare la Pietà lignea processionale realizzata dai Fantoni nel Seicento. Fu realizzato un diadema in oro, frutto della fusione di anelli, bracciali e catenine donati dai leffesi e dagli emigranti del paese. Il 7 maggio di quell’anno la corona fu benedetta in Vaticano, nel corso di una speciale udienza concessa ai leffesi, da Papa Giovanni XXIII, eletto pochi mesi prima al soglio pontificio. Il 31 maggio successivo, in occasione della Diocesi al Cuore Immacolato di Maria, fu grande festa a Leffe, alla presenza del Vescovo Giuseppe Piazzi. La grande folla fu radunata davanti al monumento dei caduti, in piazza Vittoria: in quegli anni ancora non esisteva l’attuale piazza Libertà davanti alla parrocchiale, creata nel 1971 con l’abbattimento dell’antico stabile della sciura Lisa, di cui proprio in questi giorni racconta il notiziario parrocchiale L’Antenna.
Per l’incoronazione della Madonnina l’intera Val Gandino era convenuta a Leffe: migliaia e migliaia di fedeli, che salutarono con commozione il gesto del Vescovo e la processione pomeridiana. A realizzare la corona era stato chiamato lo scultore e cesellatore Attilio Nani, autore anche della Tiara offerta dai bergamaschi a Papa Roncalli. L’incastonatura fu curata dall’orafo Giovanni Breda. La corona è tutta in oro zecchino, con perle, lapislazzuli azzurri, oro bianco, rubini e zaffiri. E’ un’illustrazione simbolica dei sette dolori di Maria.
L’allora sindaco Francesco Servalli (cui oggi è dedicata la piazza del Municipio) lesse l’Atto di consacrazione della Parrocchia e nel corso dei festeggiamenti (protrattisi per un’intera settimana) furono benedetti anche i nuovi strumenti del Corpo Bandistico di Leffe, che anche quest’anno sancirà con l’annuale concerto (domenica 18 marzo ore 21 al Cineteatro Centrale) la chiusura dei festeggiamenti. A guidare la solenne concelebrazione di domenica 18 marzo alle 10.30, sarà don Manuel Belli, educatore del Biennio al Seminario di Bergamo, oltre al parroco don Giuseppe Merlini e al leffese monsignor Sergio Bertocchi, che ha guidato la novena.