Design da difendere

Tutelata la copiatissima Fil de Fer Catellani & Smith vince in tribunale

Tutelata la copiatissima Fil de Fer Catellani & Smith vince in tribunale
29 Novembre 2017 ore 07:30

Una vittoria per il design italiano copiato nel mondo. Con sentenza del 24 maggio 2017, il Tribunale di Torino ha riconosciuto che la nota lampada Fil de Fer di Catellani & Smith, creata da Enzo Catellani, è un’opera dell’ingegno meritevole di tutela secondo il diritto d’autore, in quanto opera del disegno industriale dotata di carattere creativo e di valore artistico. Un importante riconoscimento importante per Catellani & Smith che, da sempre, opera nel mercato dell’illuminazione con lo stesso impegno e passione che contraddistingue l’azienda di Villa di Serio sin dal 1989, anno di fondazione. Fil de Fer, qualificata dallo stesso Tribunale di Torino come prodotto iconico del design italiano di alta gamma, «rappresenta un simbolo imprescindibile della filosofia progettuale di Catellani & Smith – si legge nel comunicato diffuso dall’azienda – ricoprendo un ruolo fondamentale nei numerosi e straordinari successi ottenuti sia in Italia sia a livello internazionale e facendo di Catellani & Smith un indiscusso protagonista e testimonial del made in Italy».

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Luce in tutto il mondo. L’intreccio irregolare di filo d’alluminio lavorato a mano e cosparso da piccole fonti led illumina sedi di prestigio in tutto il mondo. Nella versione che assomiglia a una nuvola luminosa, leggera, impalpabile, Fil de Fer è stata scelta anche per illuminare la nuova sede di MailInBlack a Marsiglia, un prezioso gioiello d’architettura del diciannovesimo secolo francese, recentemente ristrutturato, con interni riccamente decorati da stucchi e dettagli di pregio.

«La creazione che sento più mia». Il Fil de Fer, dicevamo, è stato preso d’assalto dagli imitatori: «Me la sono presa, perché da sempre questa lampada è quella che sento più mia», ha detto tempo fa a L’Eco di Bergamo. Nasce da un gesto di intuito, con un aneddoto curioso che pochi conoscono: «L’architetto che nel ’99 progettò il Museo della Zecca, a Roma, mi commissionò una lampada. Pensai a un cielo stellato e iniziai a lavorare il filo di ferro in cui applicai numerosi punti luce – racconta -. Quel groviglio luminoso non sortì l’interesse del committente e nel Duemila, dopo mesi che giravo attorno a quel pezzo di ferro che manipolavo e modellavo, l’ho proposto al Fuori Salone di Milano con altre creazioni che lanciai in edizione limitata: fu un’operazione di marketing che alzò l’interesse e la domanda e il Fil de Fer diventò la nuova lampada più richiesta».

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