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La seconda giovinezza delle Mura

La seconda giovinezza delle Mura
15 Agosto 2014 ore 07:30

Le Mura sono il simbolo della nostra città ed eredità della Repubblica di Venezia che, nel corso del XVI secolo, decise di edificarle a difesa del suo confine occidentale, in un periodo di declino: l’allora recente scoperta delle Americhe aveva spostato gli interessi commerciali della Serenissima e Bergamo diventava strategica per i rapporti economici della Repubblica con il centro Europa. Il via ai lavori fu dato il 31 luglio del 1561: dovevano essere terminati in un solo anno, ce ne vollero circa ventotto e la loro edificazione impegnò molti operai, sfamò molte famiglie.

La costruzione si porta appresso le storie che fanno da cornice ad interventi così importanti: si parla di scomuniche dovute all’abbattimento di chiese durante la costruzione (poi ritirate, dietro pagamento di somme ingenti), militari utilizzati nella costruzione dell’opera al fine di evitare sollevazioni da parte dei cittadini cui si stava rivoluzionando l’urbanistica.

Le loro dimensioni non consentirono di utilizzarle come base militare: la Serenissima non avrebbe mai potuto utilizzare il suo avamposto lombardo per sferrare attacchi alla città di Milano. Ad ogni modo, fu un’opera di interesse strategico per i Veneti. A dimostrazione della loro scarsa utilità bellica, basta ricordare la facilità con cui le truppe francesi entrarono in città nel 1797. Tant’è vero che, negli anni, alcune strutture passarono da uso militare ad ambito civile: furono aboliti i terrapieni, demolite molte delle cannoniere e creati orti e giardini accanto alla base.

Si ritornò a parlare di loro quando Giuseppe Garibaldi fece il suo ingresso nel 1859 attraverso porta San Lorenzo (rinominata Porta Garibaldi), quando sancì l’annessione di Bergamo al Piemonte. A commemorare questo momento storico c’è una targa targa apposta sul lato destro della porta.

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L’evoluzione della città bassa, dove ebbe luogo il maggiore sviluppo demografico e commerciale, determinò un lento declino delle Mura, che sarebbe durato fino al Ventesimo secolo. Quando, negli anni Settanta, le amministrazioni comunali misero in atto un’opera di restauro per recuperarle dall’incuria e riportarle ai fasti di un tempo.

Oggi le Mura sono tutt’altro che storia passata. Negli ultimi anni sono diventate il simbolo della Bergamo by night, dove d’estate si riversano giovani in cerca di cocktail e buona musica. Vista la sempre maggiore affluenza, vengono istituiti parcheggi satellite e navette per evitare l’assalto dei mezzi privati. E le Mura hanno cominciato, quindi, a giocare un ruolo importante nelle varie campagne elettorali, che si dedicano alla migliore gestione possibile della situazione.

In alcune situazioni, hanno anche indossato un abito per l’occasione: al raduno degli alpini sono state coperte con chilometri di stoffa con i colori del nostro Belpaese. Un effetto scenico che riportato la memoria indietro di qualche anno, quando, in occasione del centenario di nascita dell’Atalanta B.C., le Mura furono nascoste da una lunghissima bandiera nero-blu. Durante la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, sono state illuminate a led. Si sono colorate anche per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi importanti (la lotta contro l’omofobia e la ricerca in ambito medico) e per commemorare la storia d’Italia.

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Sulle Mura non manca nemmeno lo sport (e affini). Il campo di calcio della Fara è stato per decenni teatro delle partite casalinghe della polisportiva Bergamo Alta. Ora, trasferita l’attività agonistica per motivi logistici, resta un grande prato con due porte. Ci sono le marce non competitive che allietano le domeniche mattine di migliaia di corridori: quelle organizzate dalla Paolo Belli, la storica Strabergamo, la più recente camminata nerazzurra. Ma anche le peripezie in teleferica: due grandi pali in legno, tra gli spalti S. Giacomo e la piattaforma di S. Andrea, collegati tra loro da un cavo che, passando sopra alle mura, permette una discesa sospesi nel vuoto con imbrago, moschettoni e carrucola. O le scorribande delle macchine in legno senza motore del soap box rally, che ha superato le quaranta edizioni e che, ogni anno in primavera, si rinnova, con discese ad ostacoli sempre più avvincenti. Per vederlo, arrivano sul viale delle Mura migliaia di persone, anche da fuori provincia. E tanta gente arriva anche per partecipare alla Townhill, esibizioni di salti e discese mozzafiato con le moto:dalla Rocca di San Vigilio al cuore di Città Bassa, tra scalinate e strettoie e ripidi ciottolati. Se facciamo un salto ancora indietro, all’inizio degli anni venti scopriamo nelle cronache del tempo che sulle nostre Mura si riuscì addirittura ad organizzare una gara di sci.

Non sono mancati nemmeno i motori, si pensi al Bergamo Historic Grand Prix, una manifestazione che, dal 2004, grazie alla passione degli organizzatori, fa sfilare sulle Mura auto d’epoca, rievocando le gesta di auto sportive che nel 1935, su un circuito definito “Sublime” da un certo Tazio Nuvolari, diedero battaglia nell’unico gran premio d’auto dell’epoca. Un’organizzazione che ha permesso all’edizione del 2013 di ricordare anche il Gran Premio – Circuito delle Mura: corse motociclistiche svoltesi tra il 1937 e il 1953.

Per gli storici, gli amanti dell’arte o semplicemente per i metodici tutte queste iniziative sono quasi blasfeme, perché vanno a snaturare la vera identità di questi monumenti. Del resto, da ormai 7 anni, il Comune di Bergamo sta lavorando per far sì che le Mura rientrino ufficialmente nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Un percorso ancora lungo e articolato, che terminerà a giugno 2016.

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