Quel che vale la pena vedere

Val Seriana, quattro buone stagioni per decidere di andare a visitarla

Val Seriana, quattro buone stagioni per decidere di andare a visitarla
Viva Bèrghem 28 Ottobre 2014 ore 13:00

Dietro di noi solo la trentina di chilometri già percorsi di quella che oggi si chiama strada provinciale ex ss 671 della Val Seriana. La città, con le sue luci artificiali e le sue folle di gente per la strada, è già un ricordo. Abbassare il finestrino prima di attraversare il Ponte del Costone è una sorta di tradizione per chi, tornando a casa, passa di qui. L’aria, schiaffeggiando il nostro braccio a penzoloni fuori dall’auto, è cambiata: è più fresca e più dura. Così l’Alta Val Seriana ci dà il benvenuto, prima di aprirsi davanti ai nostri occhi nello suo spettacolo collinare-montano. Superato il Ponte, le forme del Pizzo Froll (1055 m s.l.m.) e del Corno Guazza (1270 m s.l.m.) aprono il sipario su questa terra ricca di natura, cultura e tradizione, dove le quattro stagioni cullano i residenti e accolgono i turisti senza mai lasciarli a mani vuote.

 

DSC_0403-1

 

Autunno. Per l’arrivo dell’autunno ci dirigiamo su una delle montagne che domina dolcemente l’altopiano di Clusone: il monte San Lucio. Perché qui, vi chiederete? Perché  solo i colori dell’autunno riescono a disegnare con armonia un quadro panoramico senza rivali. Dall’ampia terrazza del rifugio San Lucio (1027 m s.l.m) si può, infatti, godere di una vista mozzafiato che meglio di qualsiasi guida turistica illustra in un’unica grande fotografia le vette che circondano e proteggono il territorio dell’altopiano clusonese fino al passo della Presolana, porta d’accesso al comprensorio della Valle di Scalve. Il profumo delle castagne, della polenta appena rovesciata dal paiolo e dei funghi freschi lasciati rosolare sul fuoco incorniciano il  momento dell’anno in cui gli abitanti della Valle riposano, in attesa del lungo inverno che li aspetta.

4 foto Sfoglia la gallery

Inverno. Il bianco della neve si sposa sia con il cobalto limpido del cielo durante le soleggiate giornate invernali sia con lo zaffiro gelido della notte, quando sembra che cielo e terra si siano scambiati i ruoli e sia compito della seconda illuminare tutto. Non sono solo parole poetiche venute male ma è ciò che accade davvero quando in Alta Val Seriana arriva l’inverno. Giornate “in discesa” sulle piste del Monte Pora (Castione della Presolana), con i suoi 1880 m d’altezza ed i suoi 22 km di piste, e serate “in salita” per chi ama le passeggiate con le ciaspole e lo sci alpinismo. Partendo dalla località Malga di Pora Alta (1550m) è possibile raggiungere Monte Pora in circa un’ ora percorrendo un dislivello di 300 metri circa, circondati dal paesaggio incantato che la Val Seriana offre e dall’importante presenza di uno dei massicci più impegnativi delle Orobie, La Presolana (2500m).

 

IMG_0315

 

Primavera. Sciolta la neve, il verde sbuca di nuovo in superficie e l’Alta Valle si ricorda di avere sotto i piedi un pavimento solido, che non scricchioli ad ogni passo. L’unica cosa che fino al 1967   era possibile sentire scricchiolare ancora nella stagione primaverile era il binario unico della vecchia ferrovia al transitare della littorina che ha collegato Bergamo a Clusone per cinquant’anni. Ora, sul vecchio sedime della ferrovia, è stata costruita la pista ciclopedonale dell’Alta Valle. L’intero percorso della ciclovia si divide in due parti: la prima, che copre il tratto Ranica-Clusone e si estende per una lunghezza di 31,5 km, e la seconda, che da Clusone raggiunge Valbondione coprendo una distanza di 23,6 km. Il sentiero, superato il Ponte del Costone, si sposta a Ponte Nossa sulla sponda sinistra del fiume dal quale poi, nei pressi della Chiesa di San Bernardino, si allontana per immergersi nella pineta e sbucare sul dolce pendio dove si estende l’altopiano clusonese. Passeggiare qui in primavera aiuta a non dimenticare quel legame inscindibile che ancora esiste tra il cupo uomo di oggi, frettoloso e scontento,  e la natura radiosa che non si stanca mai di rifiorire.

 

DSC_6996

 

Estate. Con la bicicletta o a piedi, seguendo il percorso disegnato dalla ciclovia, si arriva a Valbondione, ultimo comune della Valle, affacciato sulla una sorta di “fine del mondo”. Tra i suoi gioielli più apprezzati e conosciuti ci sono le Cascate del Serio: nei pressi di quella piccola e antica frazione intagliata tra le rocce che si chiama Maslana si attende, con il naso in su, che accada il miracolo: un triplice salto di 106,74 m e 75 m di dislivello che l’acqua compie per celebrare l’incontro magico tra la natura e l’artificio. É infatti l’apertura della diga del Barbellino, che durante l’anno blocca il corso naturale del fiume Serio, a regalare agli spettatori questo spettacolo.

Negli ultimi tre anni Valbondione ha ospitato, durante le cinque aperture annuali, più di 50mila persone che non hanno saputo resistere al fascino dell’evento. Rispettivamente i dati ci dicono che nel 2012 hanno partecipato 20mila visitatori, nel 2013 15mila e nel 2014 23mila Il motivo del successo sta sicuramente nei 315 metri di altezza che fanno delle Cascate del Serio le più alte in Italia e le seconde in Europa. Ma, forse, il vero segreto è racchiuso nel fatto che all’uomo piace ancora restare a bocca aperta di fronte alla forza della natura.

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Curiosità