Casa di intellettuali e poeti

Villa Finardi, un gioiello nascosto Eppure è lì, ai piedi di Città Alta

Villa Finardi, un gioiello nascosto Eppure è lì, ai piedi di Città Alta
25 Settembre 2015 ore 06:30

Nuovo appuntamento con Dimore&Design, questa volta l’occasione è buona per un viaggio virtuale dentro le meraviglie di Palazzo Grismondi Finardi, villa settecentesca, casa di intellettuali e poeti. A esporre in questa dimora storica bergamasca è l’architetto Marco Ferreri, che ha incontrato il pubblico ieri, 23 settembre.

L’opera: un velo da sposa. Nella sua carriera, Ferreri ha lavorato con colleghi del calibro di Marco Zanuso, Angelo Mangiarotti e Bruno Munari e i suoi oggetti sono raccolti in importanti collezioni permanenti – al MOMA e all’Israel Museum di Gerusalemme – oltre che esposti in prestigiose mostre temporanee. Quando si è ritrovato a dialogare con Villa Finardi è nato spontaneo il connubio con la storia della famiglia – tanto più che per giungere alla dimora si passa necessariamente fra le vie che parlano degli uomini che ne hanno fatto la storia – della spedizione dei Mille nella città che, di “mille”, ne radunò il maggior numero, 174.  A una garibaldina in particolare è dedicato l’intervento di Marco Ferreri Sposa Garibaldi. Si chiama Rose Montmasson, detta Rosalia, originaria della Savoia e moglie, ripudiata, di Francesco Crispi, nonché unica partecipante femminile alla spedizione per l’Unità d’Italia. Un velo nuziale scende libero dalla finestra del primo piano verso il giardino, si muove al vento e accarezza cose e persone e ci racconta di una donna che ha sposato ideali di libertà, parità e giustizia.

[L’opera di Ferreri a Villa Finardi, Sposa Garibaldi]
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Paolina Secco Suardo e la sua Arcadia. Villa Grismondi Finardi porta con sé il nome di due famiglie. La prima che la fece costruire, la seconda che la rese un vero e proprio palazzo. Occorre risalire al 1760 circa per assistere alla trasformazione di una cascina nella residenza di campagna del Conte Luigi Grismondi e della moglie Paolina Secco Suardo. Per quanto sia incredibile da pensare, infatti, la Villa nasce proprio come casa di campagna, attorniata da un parco che all’epoca era molto più grande di quello che si può ammirare ora; ma si trasforma ben presto nella sede prediletta da Paolina Secco Suardo per gli incontri con il suo circolo letterario. Lesbia Cidonia – questo il nome d’arte della poetessa – riceveva qui gli amici letterati e i poeti dell’Accademia dell’Arcadia di cui era una delle principali animatrici. Ancora oggi la grande magnolia che prospera vicino alla Villa è il luogo in cui si ricordano le vicende di questo circolo, che sotto le sue fronde amava sostare.

I Finardi e il ritorno al gotico. A metà Ottocento arriva poi la famiglia Finardi, tutt’ora proprietaria della villa. Sua è l’impronta più importante per ciò che riguarda l’architettura e gli arredi. Per opera dei Finardi – ricchi possidenti agricoli provenienti dalla zona dell’Isola bergamasca –, infatti, la dimora subì una massiccia ristrutturazione guidata dall’architetto Giacomo Bianconi. In quest’epoca viene costruita la scuderia e separata la parte riservata ai fittavoli dalla dimora signorile.

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La villa è un esempio notevole di ritorno al Gotico. Le sale sono affrescate da Luigi Scrosati, pittore noto al tempo per il suo stile New Gotic, ecco perché sulle pareti si alternano scene di castelli e battaglie accanto a momenti gotici e romantici. Le prime stanze sono arredate in stile Carlo X, mentre l’ultima è di gusto umbertino. In diversi punti campeggia lo stemma della famiglia Finardi, uno scudo diviso in due con San Giovannino mistico da un lato e San Giorgio con il drago dall’altro. All’esterno si trovano un grande parco e una struttura riservata all’affitto in occasione di banchetti e matrimoni, nata dall’unione della Cappella di Ognissanti e della piccola filanda.

Gli arredi, gli oggetti e i ritratti che ora adornano le pareti appartengono tutti alla famiglia Finardi, il cui rappresentante più illustre fu certamente Giovanni: garibaldino, sindaco di Bergamo, presidente dell’Accademia Carrara. Fu alla guida dell’istituzione artistica nello stesso periodo in cui il Loverini venne nominato direttore e all’artista sono attribuiti i due dipinti di Giulietta e Alessandro, figli di Giovanni scomparsi prematuramente.

La nascita di quartiere Finardi. Pensateci bene… Piazzale Loverini è uno slargo di via Corridoni e lì si trova anche la piccola casa cantonera che identificava la ferrovia e la fermata di Borgo Santa Caterina. E abbiamo appena ricordato che le vie del quartiere hanno un forte legame con la famiglia e la sua storia. Il terreno legato a Villa Finardi era molto esteso, molto più di quello che oggi si identifica con il quartiere omonimo. La ferrovia della Valle Brembana tagliò parte della proprietà con i binari che le passarono in mezzo e fu l’Ingegner Mario Finardi a decidere di lottizzare il terreno e creare il quartiere. L’idea era quella di una residenza in stile inglese in cui ogni via omaggiasse uno dei protagonisti della famiglia e raccontasse la storia di questo palazzo.

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