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Periferie

Alle case Aler della Malpensata Un posto dove aiutarsi è la regola

Alle case Aler della Malpensata Un posto dove aiutarsi è la regola
Viva Bèrghem 23 Maggio 2019 ore 10:56

Sono 250 le famiglie delle case Aler di via Luzzatti e via San Giovanni Bosco che popolano il quartiere della Malpensata. Una realtà dove convivono ben diciannove etnie differenti ma dove il rispetto reciproco e l’accoglienza non sono mai venute meno negli anni. Tra chi abita qui, infatti, oltre agli italiani vi sono marocchini, tunisini, ecuadoregni, etiopi, brasiliani e molti altri popoli nel nord e del sud dell’Africa. I buoni rapporti sono merito delle regole del buon vicinato, ma anche di Cristina, del comitato Inquilini Malpensata, che ha sempre avuto a cuore le questioni dei condomini: «Mi sono sempre occupata insieme a mio marito Silvano del magazzino che ci è stato concesso dall’Aler, la cui entrata si trova in via Furietti e che serve come rimessa per raccogliere mobili e accessori, ma anche vestiti, lenzuola e coperte donati per essere poi dati alle persone bisognose come molte delle famiglie che vivono qui. A darci una mano, fino a pochi mesi fa, c’era anche Roberta, l’operatrice del portierato sociale, che però è stato chiuso con il pretesto di riorganizzare il servizio e temiamo non venga più riaperto. Un grosso problema perché il servizio dava una mano alle persone in difficoltà e nel risolvere le problematiche che emergevano. A niente sono valse le diverse manifestazioni che abbiamo fatto: tutto inutile».

 

[Protesta davanti alla sede Aler di Bergamo per l’abolizione del portierato sociale]

 

Roberta, l’operatrice licenziata dopo la decisione di chiudere il portierato, era infatti amata da tutti e spesso aiutava le mamme troppo impegnate nella gestione dei bambini organizzando festicciole, aiutando i più piccoli nei compiti o tenendoli impegnati in altre attività. «Anche dopo il licenziamento viene comunque a trovarci quando può», aggiunge Cristina, «solo che così non si può andare avanti e ci batteremo affinché tutti i portierati dei quartieri che sono stati chiusi vengano riaperti». Per fortuna però ci si aiuta a vicenda e tra i condomini, di volontari che si occupano di dare una mano alle mamme straniere con bambini o di badare alle persone più anziane, ce ne sono davvero tanti, come Jean Pierre Christian Casizzi, da dieci anni residente alle case Aler di via Luzzatti, di origine belga, nato da genitori immigrati in Italia: «Io mi occupo di smistare i beni che vengono donati alle famiglie più bisognose di questi appartamenti. Molta gente infatti scarta mobili o elettrodomestici come frigoriferi, freezer, lampadari, pezzi di cucina ancora in buone condizioni che possono essere riutilizzati, i quali vengono consegnati al magazzino che ci è stato concesso dall’Aler. Così, insieme all’aiuto di altri volontari, trasportiamo i mobili negli appartamenti dove mancano». «Come comitato abbiamo sempre avuto contatti con tutti», continua Cristina «e da poco abbiamo fondato anche il gruppo Nissa, che in arabo significa donna; il nostro gruppo ha permesso per la prima volta a numerose donne straniere di uscire dalle loro case per conoscere gli altri inquilini, creare coesione e prendere parte alle iniziative che organizziamo».

Una grande famiglia più che un complesso di appartamenti, in cui le culture differenti che convivono si mescolano e si contaminano, come accade con le cene etniche organizzate al “Circolino”, importante punto di aggregazione sociale e culturale della Malpensata. Come spiega Hajer, donna di 39 anni di origini tunisine che vive qui dal 2002: «Ognuno di noi prepara dei piatti tipici della propria terra per il locale durante occasioni particolari. Io ad esempio sono molto brava a preparare il cous cous e altri piatti del mio Paese. Il ricavato della cena viene poi redistribuito a coloro che hanno contribuito alla preparazione della serata». Altre occasioni di coinvolgimento sono le cene organizzate all’aperto durante le sere d’estate, aperte a tutti i residenti che vi vogliano partecipare. Ognuno contribuisce preparando qualche pietanza o portando fuori tavoli e sedie. C’è anche chi tra queste mura e in questi giardinetti vi ha passato una vita intera, come Annamaria Goggia, originaria di Santa Sofia d’Epiro, in provincia di Cosenza: «Vivo qui da ormai 45 anni, mentre mio marito è venuto a mancare da poco. Fortunatamente qui ho molti amici con cui passare il tempo. Mi basta stare seduta su questa panchina a scaldarmi sotto i primi raggi primaverili per sentirmi bene». Uno sguardo al passato ripensando alla sua vita trascorsa, destino di una donna che ha incrociato quello di Marilisa Ghislotti, un’anziana signora residente in via Luzzatti da dieci anni e con la quale è nata un’amicizia profonda: «Stando qui è impossibile non stringere amicizie, siamo un gruppo davvero unito, se qualcuno ha bisogno di una mano l’altro è pronto ad aiutarlo e non lo dico tanto per dire».

Marilisa Ghislotti, bergamasca che da via San Giorgio si è trasferita in queste case popolari per i costi troppo alti dell’affitto della casa in cui viveva, ha subito trovato un ambiente accogliente e caloroso in cui passare gli anni della vecchiaia: «Qui vivo circondata da amici, vicini di casa e dai numerosi bambini che giocano in cortile sotto la sorveglianza degli adulti. Una piccola realtà in cui mi sono ambientata bene riuscendo a superare anche le situazioni più difficili».