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Chi adotta un pezzo di Bergamo? Ecco la proposta del Comune

Chi adotta un pezzo di Bergamo? Ecco la proposta del Comune
29 Settembre 2016 ore 05:15

Il Comune di Bergamo ha pubblicato un avviso per la presentazione di proposte di collaborazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani: ecco di cosa si tratta.

Il regolamento. La difficile situazione economica in cui versano gli enti locali sta portando sempre più amministrazioni a richiedere l’intervento dei privati, che con idee brillanti ed iniziative sostenibili possono ridare lustro a spazi pubblici poco curati o addirittura in degrado. Il Comune di Bergamo, seguendo questa tendenza, ha redatto un regolamento «per disciplinare le forme di collaborazione tra cittadini, costituiti in associazione, e l’amministrazione comunale per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani». Vengono considerati tali tutti i beni che i cittadini e l’amministrazione considerano funzionali al benessere individuale e collettivo e che per loro natura necessitano di cura o di una rigenerazione che ne migliori i servizi.

 

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Palazzo Frizzoni, sede del Comune.

 

Esistono infatti diversi spazi pubblici che, in questi anni, per mancanza di fondi, sono stati trascurati e necessitano di essere valorizzati, mentre per altri iniziano a scarseggiare le risorse, a causa dei molti oneri di manutenzione. Il documento si riferisce a «parchi e giardini, aree verdi, piazze, strade, marciapiedi e altri spazi pubblici o aperti al pubblico, di proprietà pubblica o assoggettati ad uso pubblico». Il regolamento verrà sottoposto ad un periodo di sperimentazione di due anni, durante i quali l’amministrazione, sentite anche le associazioni, si riserva la possibilità di compiere modifiche per migliorarne gli effetti.

I beni interessati. I beni per ora interessati, di cui sono presenti le planimetrie sul sito del Comune, sono: l’ex immobile Gres (costituito da tre piani), porta Sant’Alessandro, un ex negozio in Via San Lorenzo, gli ex spogliatoi di Via Fara, l’ex ufficio postale di Via Rosa, la mediateca Tiraboschi in via San Giorgio. Ci sono poi gli spazi aperti come gli orti sociali nel Parco del Quintino, quelli in Via Maestri del Lavoro, il Parco Baden Powell, il padiglione nel Parco Goisis, il padiglione nel parco Beata Cittadini, l’area verde di Via Mozart e la pista ciclabile di Via Gavazzeni. Infine necessitano di interventi anche diverse aree cani sparse per il Comune, in particolare quelle del Parco del Galgario, di Parco di Via Morali, Parco Goisis, Parco della Trucca, Parco 8 Marzo, Parco Baden Powell, Parco Beata Cittadini e quelle in Via Pizzo Redorta, Via Salvatore Quasimodo, Via Rovelli, Via Boccaleone, Via Magrini, nel Giardino Codussi, ai Giardini del Triangolo, ai Giardini Rosselli, al giardino di Via Goethe e l’area cani Green Ways.

 

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Trasparenza e sostenibilità. Le proposte, che possono essere presentate online entro il 15 novembre a questo link, dovranno rispettare precisi valori e principi generali. L’amministrazione infatti «riconosce nella trasparenza lo strumento principale per assicurare l’imparzialità nei rapporti con le associazioni dei cittadini e la verificabilità delle azioni svolte e dei risultati ottenuti». Sarà quindi garantita la giusta pubblicità alle proposte e verranno effettuate delle valutazioni semestrali sulle decisioni assunte e sui risultati ottenuti che dovranno essere presentati in Consiglio o in Commissione consiliare. Le associazioni dovranno presentare progetti «adeguati alle esigenze di cura e rigenerazione dei beni comuni urbani», con valutazioni differenti a seconda della natura dei singoli beni, considerando anche gli effetti sui fruitori del servizio. L’elemento principale delle proposte però dovrà essere la sostenibilità, sia da un punto di vista economico che ambientale. Non saranno infatti accettati progetti che rischino di creare costi maggiori ai benefici o che possano mettere in pericolo gli equilibri ambientali.

Sono previsti fondi per la copertura delle spese sostenute dalle associazioni di cittadini ma l’amministrazione «agevola le iniziative volte a reperire fondi per le azioni di cura o rigenerazione, a condizione che sia garantita la massima trasparenza sulla destinazione delle risorse raccolte». Esiste infatti la possibilità per le associazioni di utilizzare temporaneamente gli spazi comunali per organizzare iniziative di autofinanziamento, concedendo anche il supporto delle piattaforme telematiche dedicate per iniziative volte alla raccolta di donazioni.

 

 

Il patto di collaborazione. All’interno del regolamento è istituito anche il patto di collaborazione, che è «lo strumento con cui il Comune e le associazioni di cittadini concordano tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi». Il contenuto del patto può cambiare a seconda dei casi ma devono essere definiti in maniera specifica alcuni elementi. Devono essere concordati in principio gli obiettivi che la collaborazione tra pubblico e privato persegue e quali sono le azioni di cura condivise, quanto durerà la collaborazione e le eventuali cause per la sua sospensione o conclusione anticipata. Le modalità degli interventi e i ruoli di tutti i soggetti coinvolti dovranno essere definiti, così come il modo in cui la collettività potrà usufruire dei beni comuni affidati alle associazioni. Il Comune infine comunicherà le forme di sostegno messe a disposizione, nei limiti delle risorse disponibili, in particolare in termini di rimborsi per le spese sostenute, dispositivi di protezione individuale, strumenti e beni di consumo necessari agli interventi e corsi di formazione in materia di sicurezza. In caso di necessità può essere previsto anche l’affiancamento di alcuni dipendenti comunali nell’attività di progettazione, per aiutare i privati a presentare proposte concrete e attuabili.

Tutte le informazioni, compreso il regolamento e tutte le indicazioni per la presentazione dei progetti sono disponibili sul sito del Comune di Bergamo.

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