Quattro passi

Volti e storie di chi tiene vivo il centro paese di Osio Sopra

Volti e storie di chi tiene vivo il centro paese di Osio Sopra
10 Dicembre 2019 ore 09:20

Questo è un angolo delizioso, un punto dove si respira ancora il senso del paese. Siamo tra via Marconi e piazza Garibaldi, verso la chiesa, con lo splendido campanile di mattoni. Osio Sopra come tutti gli altri paesi bergamaschi soffre la malattia di villettopoli (ville, villette, villette a schiera, bifamiliari e via dicendo spuntate come i funghi dai primi anni Ottanta in avanti), il crollo delle nascite, la concorrenza dei centri commerciali. Ma il centro del paese continua a lottare per sopravvivere. In questa trincea troviamo soprattutto un pugno di commercianti.

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Sul fronte di Osio Sopra, in lotta per non fare estinguere l’ultimo rivolo di vivacità del centro c’è Walter Testa, fornaio. Che dice: «Noi siamo qui da ottant’anni, prima c’erano mio padre e mio nonno. Com’è la situazione? Fin che riusciamo, resistiamo. Ma basta un dato: vent’anni fa a Osio Sopra c’erano sei o sette rivendite di pane, oggi siamo rimasti in due». I Testa ancora ogni mattina sfornano il pane, ma non soltanto: producono dolci, pizza, persino un panettone artigianale di qualità elevata. Non si sono adagiati alla michetta. Come gli altri commercianti del centro del paese. Festeggia vent’anni a Osio Sopra l’altro fornaio del centro, Ettore Gipponi, con il suo Antico Forno. Spiega: «Io faccio il pane da prima, da trentadue anni: è stata una metamorfosi continua. Oggi la gente mangia a casa, se va bene, solo una volta al giorno, il consumo di pane è sceso. Oggi si lavora più con pizzette e brioches. Ma per il pane la ricerca della qualità è continua. Noi aderiamo all’inizitiva dell’Aspan, di cui sono consigliere, usiamo la farina “Qui Vicino”, tutta bergamasca, attraverso un accordo diretto tra panificatori e agricoltori: quest’anno in totale si tratta di quattromila quintali di farina».

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Elisa Gargantini ha aperto il negozio di fiori nel 1981, negozio che oggi è condotto dal figlio, Massimo Mascheretti. Dice Massimo: «Noi siamo qua da trentotto anni e le cose sono cambiate, eccome. Noi ce la caviamo perché il fiore è un articolo particolare, deperibile, e perché ci sono servizi come matrimoni, funerali, funzioni particolari. Ma la verità è che anche da noi il centro si è svuotato. Tutti si riempiono la bocca affermando l’importanza dei negozi di vicinato, ma in concreto che cosa si fa? I negozi vivacizzano, i negozi danno sicurezza, i negozi aiutano a sentirsi comunità, a essere meno soli. E poi? Guardi, qui in centro c’era tutto: dalla ferramenta al colorificio, dal fruttivendolo al macellaio, calzolaio… c’erano quattordici, quindici negozi. Ora siamo rimasti in quattro. Anche la gente è ben strana. Non vengono in centro perché dicono che non c’è parcheggio: ne abbiamo uno molto ampio a duecento metri. Non vogliono camminare per duecento metri e poi vanno a correre o si iscrivono in palestra. Mah».

Massimo racconta che i commercianti di Osio si aggiornano, cercano di cambiare. Lui stesso può vantare un diploma di fiorista europeo per avere frequentato con esito…

 

Articolo completo a pagina 42 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 12 dicembre. In versione digitale, qui.

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