Origini antichissime

Zanica, due millenni di storia

Zanica, due millenni di storia
Viva Bèrghem 06 Settembre 2018 ore 16:39

La storia di Zanica è plurimillenaria: il nostro racconto, infatti, copre circa duemila anni, ma forse anche di più. Le origini del paese vengono fatte risalire a una centuriazione romana, ma si sa che il territorio zanichese, come tutto il nord Italia, era già abitato a partire dal quinto secolo prima di Cristo. Ma chi erano questi antichi zanichesi? In origine si trattava di Celti, Galli come li chiamavano gli antichi romani, che sono giunti nella Pianura Padana e si sono fusi presumibilmente con le popolazioni che già vivevano nell’area. Questo è testimoniato da ritrovamenti di epoca preistorica come bracciali, fibule e anelli, oggi visibili al museo archeologico di Bergamo.

 

 

Le origini romane. Per cercare di stabilire da quando un nucleo abitato sia stato effettivamente presente nel territorio zanichese vengono in aiuto alcuni scavi effettuati nel 2006. Durante il restauro dell’oratorio del Padergnone, sono state infatti ritrovate delle lapidi funerarie. Su una di queste compare il toponimo «Vettius». L’appellativo compare anche su di un libro redatto negli anni Settanta del secolo scorso dal Gi club, il circolo culturale di Zanica. Secondo alcune fonti, Vettius sarebbe stato un patrizio romano che avrebbe avuto in concessione i «prata» attorno a Bergamo. Con questo termine gli antichi romani intendevano degli insediamenti destinati a rifornire di grano una città vicina (in questo caso Bergamo). Appurata dalle lapidi l’esistenza di Vettius, rimane da capire l’anno nel quale gli sia stato donato il territorio. La storiografia ufficiale dice che nel 196 a. C. il console romano Valerio comunicò al Senato di aver  liberato dai barbari la via che collega Placentia a Bergomum. Si tratta con buona probabilità dell’antenata della moderna 591.

Prata Vetianica. Essendo usanza romana quella di affidare le terre conquistate a dei coloni, è plausibile l’ipotesi riportata dal Gi club: secondo quest’ultima il territorio di Zanica fu affidato a Vettius al termine della penetrazione della Repubblica nel territorio del Po, dunque attorno al 195 avanti Cristo. A lui, dunque, si dovrebbe la nascita del «Prata Vetianica», primo nome con il quale era conosciuto il territorio. Durante il periodo romano, testimoniato da altri reperti ritrovati, non si ha notizia di avvenimenti particolari che abbiano coinvolto l’insediamento di Zanica, nemmeno durante il tardo impero e l’epoca delle invasioni barbariche.

 

 

La basilica di Sant’Ambrogio. Il primo documento che parla di Zanica è riportato sia sul libro «Zanica ’70» (lo scritto del circolo) sia su altre fonti, come enciclopedie online. Tutte citano come fonte una pergamena conservata nella Civica Biblioteca di Bergamo che contiene lasciti a favore di varie chiese bergamasche, tra cui la Basilica intitolata a Sant’Ambrogio a Zanica. Verosimilmente la chiesa citata non corrisponde alla parrocchiale dedicata a San Nicolò, documentata con certezza solo dal 1226 da un manoscritto datato a quell’anno. Il beneficio di Taidone (il nome della pergamena) è però una fonte importante a testimonianza del ruolo svolto dall’istituzione religiosa nel processo di formazione dell’antico borgo. Cosa testimoniata anche attorno all’anno Mille: a causa della credenza dell’avvicinarsi del giorno del giudizio, un certo Iglerio diede in dono alla chiesa di Bergamo parte della basilica dei santi Ambrogio e Simpliciano in Vettianica.

Guelfi e ghibellini. Si arriva così, dopo la celeberrima battaglia di Legnano del 1176, al periodo di maggior rilievo dell’età comunale. Anche a Bergamo e nel suo contado scoppiò la faida tra guelfi e ghibellini. In terra orobica le due fazioni si identificano in due famiglie, i ghibellini Suardi e i guelfi Colleoni. Verso il 1300 i guelfi bergamaschi attaccarono e depredarono diversi luoghi di proprietà dei Suardi. In modo particolare i comuni di Zanica, Spirano e Stezzano tentarono la presa di Bergamo. Impresa fallita grazie all’aiuto visconteo fornito ai Suardi. In questo clima di guerra continua, nel 1313 i guelfi saccheggiarono i paesi nei dintorni di Cologno al Serio, tra i quali la ghibellina Zanica: l’episodio scaturì dalla presa, da parte della fazione filo papale, del castello colognese. La pace, tuttavia, non arrivò sul finire del Trecento: nel 1380, infatti, diverse fonti dell’epoca riportano uno scontro tra capitani di ventura proprio sul suolo zanichese. Fu Tonolo da Greco che in quell’anno, assoldato dai guelfi Colleoni, depredò il paese. Al comando del capitano di Bergamo, Giovanni de Lisca, i ghibellini passarono al contrattacco e ripresero il borgo. Inutile dirlo, una volta vinta la battaglia i guelfi catturati furono uccisi.

Venezia. Con il termine delle guerre di Lombardia, nel 1428, Bergamo e il suo territorio, Zanica inclusa, entrò a far parte dei domini di San Marco. Tuttavia, le ostilità fra Milano e Venezia portarono altri gravi danni agli abitanti del paese: nel 1437 parte delle truppe milanesi lanciate contro Bergamo fu respinta da un contingente veneto stanziato a Zanica. Nel 1500 la grande storia abbandona per un po’ Zanica: evento di rilevo del secolo è la costruzione della nuova chiesa parrocchiale nel 1585.

 

 

La peste. La peste manzoniana del 1628 – 1631 pare aver colpito anche il paese: secondo alcune fonti dell’epoca, la cappella posta tra il capoluogo e la frazione Capannelle dovrebbe essere stata eretta dove erano stati seppelliti i morti a causa del contagio. L’iscrizione sulla facciata, che attesta la sua costruzione nel 1630, sembra avvalorare questa tesi. Tuttavia non si conosce il numero complessivo dei decessi. Con la fine della malattia, la grande storia abbandonò nuovamente Zanica. Fino al 1797, anno del trattato di Campoformio, la cittadina rimase tra i territori veneti. Poi, in quell’anno, insieme al resto della Bergamasca, passò a far parte del Lombardo-Veneto, così come in seguito alla parentesi napoleonica.

Musica sacra. Tra il Settecento e l’Ottocento non si può non ricordare ciò che Zanica ha dato alla musica sacra: Nel 1791 nacque in paese Padre Davide, al secolo Felice Moretti. Talentuoso e apprezzato organista, compositore e collaudatore di organi, Moretti fu «certamente la figura più nota di quel particolare periodo della musica sacra e organistica italiana», stando al giudizio di diversi esperti contemporanei. Tra gli altri nomi che nei secoli hanno dato lustro al paese, due sono da ricordare: Pasquale Arzuffi e Luigi Pasinetti. Il primo, nato nel 1897, è stato un artista che ha affrescato diverse città italiane ed europee. Pasinetti (classe 1930 e tuttora vivente) è un economista e professore alla Cattolica di Milano. In passato ha insegnato a Oxford.

Il Novecento. Passati gli avvenimenti del Risorgimento italiano e del secondo Ottocento, Zanica si affacciò al «secolo breve»: 2.280 anime prevalentemente contadine, secondo «Zanica ’70», dedite all’allevamento dei bachi da seta. Testimone la nascita di due setifici che hanno dato lavoro a circa 200 operai zanichesi. Si giunge così alla Prima guerra mondiale: negli archivi militari non è restata traccia di quanti sono partiti per il fronte, ma si sa con precisione quanti non sono tornati. L’Albo d’oro dei Caduti della Lombardia riporta 52 nomi di zanichesi morti, più sette dispersi. Nella Seconda guerra mondiale in paese non si sono fatti registrare episodi di rilievo. Singolare il fatto che sui monumenti presenti a Zanica non siano riportati gli elenchi dei caduti e dei dispersi in quel conflitto. Non essendo possibile ottenere un elenco completo inserendo la sola provenienza negli archivi del Ministero della Difesa, il dato certo non si può conoscere. Si arriva così al secondo Novecento: il paese, da sempre a forte vocazione agricola, ha seguito la tendenza generale della Bergamasca, vedendo fiorire numerose industrie e piccole imprese negli anni del boom economico.

 

 

I talenti di oggi. Nel corso degli ultimi cinquant’anni, poi, Zanica si è dimostrata capace di sfornare diverse eccellenze in vari campi: si pensi allo sport, con Alvaro Facoetti, ex calciatore professionista; o a Matteo Artina, preparatore atletico di Sofia Goggia e Michela Moioli, solo per citarne alcuni. Nel campo della ristorazione si segnala la pasticceria Morlacchi, nel 2017 tra le migliori trenta d’Italia. Per quanto riguarda i nuovi settori che si sono fatti largo nei primi anni del terzo millennio, è da citare Andrea Ubbiali, fashion blogger di fama internazionale.

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