«Adesso ti arrangi». Questa la frase che avrebbe innescato la scintilla in Ivano Perico, che l’11 febbraio 2023, in casa della cugina Stefania Rota a Mapello, afferrò un batticarne con cui infierì sulla donna, per poi abbandonare il corpo nell’abitazione per i successivi due mesi, fino al 21 aprile, quando fu ritrovato e il cerchio iniziò lentamente a chiudersi attorno all’uomo.
Il quale, come riportato dal Corriere Bergamo, arrestato e finito a processo, è stato condannato oggi (lunedì 22 luglio) a 15 anni e 8 mesi di carcere: caduta l’aggravante dei motivi abbietti chiesta dalla pm Letizia Ruggeri, ma non sono comunque state riconosciute le attenuanti generiche. Per conoscere le motivazioni della sentenza, si dovrà aspettare un massimo di sessanta giorni.
Disturbi della personalità
Nel corso dell’udienza si sono ricostruiti i tratti della personalità di Perico, riconosciuto capace di intendere e di volere, ma al quale al tempo stesso la psichiatra Giuseppina Paulillo di Parma, il perito nominato dal giudice, ha diagnosticato una compromissione della personalità derivanti da disturbi narcisistici e istrionici. Problemi che sarebbero cominciati quando l’imputato, libero professionista che procurava contratti per aziende produttrici di birre, dopo essere passato dalla Ceres alla Heineken non riuscì a portare a casa i risultati di prima e, nel 2013, fu invitato dai suoi superiori a licenziarsi.
Da quel momento in avanti, era stata una spirale discendente, con lui soggetto a cure psichiatriche, chiuso in casa ad ascoltare musica e badare all’anziana madre. Poi c’era Stefania, la cugina riservata, vicina di casa, con la quale passava del tempo.
Il rogo dal geometra
Un buon rapporto, pare, almeno fino a quando al pagamento della Tari, nel periodo immediatamente precedente il delitto, si accorse – sulla base della sua versione – che gli erano stati tolti 35 metri quadrati del magazzino che si trovava tra le due proprietà. Il giorno dell’omicidio, la donna gli aveva chiesto aiuto per riparare il televisore e lui, arrivato nella sua abitazione, aveva accennato al discorso. Ne era nata una discussione, in seguito alla quale, contrariato dall’atteggiamento della cugina, ha commesso il fatto.
Si era poi portato via l’arma del delitto, il portafogli della vittima e le chiavi della macchina, che aveva usato anche nei giorni successivi. Il 21 aprile, la data del ritrovamento del cadavere, Perico appiccò anche un rogo alla vetrina dello studio del geometra che aveva sbrigato la pratica statale per Stefania, utilizzando una tanica di benzina. Pochi i danni, con il professionista che ha deciso di non sporgere denuncia per l’accaduto, in quanto è stato poi risarcito.
I motivi del delitto
La Difesa ha insistito durante il processo rispetto a ciò che ha scatenato l’impeto omicida nell’imputato: pur riconoscendo la gravità del gesto compiuto dall’uomo, ha ribadito che non fu dovuto a motivi abbietti, come sostenuto dall’Accusa, ma ai disturbi psicologici di cui soffriva il suo assistito. Il quale, ha precisato, avrebbe aspettato a confessare perché voleva tutelare la figlia, che al tempo frequentava la quarta liceo. Messo alle strette dagli inquirenti, aveva infine ammesso il fatto.