Umore sotto i piedi

Sull’aereo di ritorno da Cagliari la delusione dei tifosi non è per la sconfitta, ma per l’atteggiamento

I sostenitori nerazzurri sono ovviamente amareggiati per quanto visto in Sardegna. Così davvero non ci siamo...

Sull’aereo di ritorno da Cagliari la delusione dei tifosi non è per la sconfitta, ma per l’atteggiamento

«Si può perdere, non è quello il problema. È successo, succede e succederà ancora. Il problema è sempre e soltanto il come. Non si può andare in campo in quella maniera, reagire quando sei sotto e poi nel secondo tempo vedere la stessa cosa. Bisogna trovare una soluzione».

Sono le 22.30 di un lunedì di fine aprile, l’Atalanta ha appena perso 3-2 a Cagliari e sul volo che torna verso Bergamo ci sono tanti tifosi delusi. Qualcuno si avvicina, si scambiano due parole e il tema è lo stesso, per tanti: così non ci siamo.

L’Atalanta non è in un bel momento, la fatica si accetta (capirai, dalle nostre parti, quanta paura può fare…), ma, ascoltando chi si è fatto chilometri per seguire i nerazzurri, è il modo che proprio non vada giù.

E lo dicono appassionati che, al fischio finale, hanno cantato per i giocatori. Nel frastuono dello stadio sardo, le mani alzate dei bergamaschi si sono viste e i giocatori erano lì, proprio davanti loro. Hanno osservato e sentito tutto.

Sul piano dei numeri, può anche essere condivisibile l‘analisi di Palladino secondo cui è mancata un po’ di fortuna (meglio chiamarla con il suo nome, ovvero precisione o cinismo), ma questo non fa altro che aumentare lo sconforto: se giochi solo 10 minuti da Atalanta e poi fatichi dopo aver preso il 3-2, significa che è tutta questione di atteggiamento. Non di impegno, ma del trovare giusto piglio in tutti i momenti della gara e non solo quando si va sotto.