Sul fronte sicurezza, sono settimane “calde” per il centro di Bergamo. Prima il video del pestaggio sotto i portici del Sentierone, poi la spaccata alla boutique di Tiziana Fausti (con un bottino stimato in ben 300 mila euro) hanno acceso il dibattito – politico e non solo – su come affrontare la situazione. Le opposizioni chiedono all’Amministrazione il pungo di ferro, la sindaca Elena Carnevali ha scritto al ministro dell’Interno per avere maggiore supporto. In attesa che qualcosa dal Viminale si muova, però, tra cittadini e commercianti c’è preoccupazione.
Le minacce e le aggressioni

È in questo contesto che arriva l’ennesima testimonianza di Shirlen Villarroel, titolare dell’edicola davanti alla chiesa di San Bartolomeo, in largo Belotti. Negli ultimi due mesi, purtroppo, la donna ha dovuto affrontare diverse aggressioni e minacce da parte di sbandati che bazzicano la zona. Di uno, in particolare.
Le sue vicissitudini, tra febbraio e marzo, avevano sollevato un bel polverone. E, fortunatamente, portato a un intervento più deciso da parte delle forze dell’ordine. L’uomo che tanti problemi le aveva dato in quel periodo, alla fine, pareva fosse stato espulso. Ma le cose, in realtà, non sono andate proprio così…
«È stato uno shock»
«La sera di sabato ho chiuso un po’ prima del solito – racconta Shirlen -. Sono andata a prendere un gelato e quando sono tornata verso l’edicola mi sono immobilizzata: quel personaggio e un altro tizio con cui si accompagnava di solito erano proprio lì davanti. Guardavano l’edicola chiusa. Mi sono nascosta e loro dopo poco se ne sono andati. Ho chiamato il 112, come mi era stato detto di fare nel caso in cui lo avessi rivisto, e ho segnalato il fatto che una persona che avevo già denunciato per minacce e aggressione si aggirava intorno alla mia edicola. Non so se hanno mandato qualcosa, io speravo solo fosse finita lì. Invece la mattina di ieri (domenica 10 maggio, ndr) me lo sono ritrovato davanti. È stato uno shock. Già in questo periodo le notizie di cronaca non lasciano proprio tranquilli… Io arrivo qui ogni mattina prestissimo, da sola. In giro non c’è nessuno. Quando l’ho visto camminare sotto i portici, quindi, ho avuto paura. E ho chiamato di nuovo la polizia».
Shirlen, tenendo sempre sott’occhio l’uomo, segnala ancora la presenza del soggetto. Dopo pochi minuti, tre volanti della polizia di Stato giungono sul posto. L’edicolante osserva la scena da lontano, vede gli agenti andare dall’uomo, parlarci. Poi un poliziotto le si avvicina.

«Così si perde fiducia nelle forze dell’ordine»
«Con tono un po’ scocciato, mi chiede se fossi stata io a chiamare. Gli rispondo di sì, e lui mi fa: “Ma non sta facendo niente, perché ci ha contattati?”. Resto spiazzata. Avevo incontrato anche il questore dopo i fatti precedenti ed era stato lui a dirmi di chiamare se avessi rivisto quell’uomo. In più mi era stato detto che era stato espulso, quindi ritrovarmelo davanti mi ha spiazzata e spaventata ancora di più. Ho spiegato tutto al poliziotto, che però ha insistito: “È inutile chiamarci in questi casi, non ha fatto niente, non c’è motivo”».
La paura di Shirlen si trasforma in frustrazione. «Lì mi sono un po’ innervosita. Ho presentato ben due denunce, mi era stato detto che il problema era stato risolto, invece siamo punto e a capo. È vero, non mi ha fatto niente quel tizio, ma allora bisogna aspettare che mi faccia del male per fare qualcosa? Già i danni subiti le altre volte me li sono dovuta ripagare io, mi pare assurdo ricevere questo trattamento da parte di un poliziotto. Non gli ho detto io di venire con tre volanti, so bene che sono molto impegnati, ma non mi si può dare la colpa se cerco di difendermi, tutelarmi. Questo atteggiamento mi fa perdere la fiducia».
«Vedrò di difendermi da sola»
L’edicolante spiega di aver ricostruito l’intera vicenda al poliziotto, che non cambia però atteggiamento: «Mi ha detto che non conosceva la storia, se non per qualcosa letto sui giornali. E che non era tenuto a conoscerla. Che loro, quando espellono qualcuno, non possono sapere cosa succede dopo, il loro lo hanno fatto. A questo punto mi chiedo però come si possa pretendere che la gente viva tranquilla. Lo dicano chiaro: anche se denunci, possiamo fare poco. Perché poi a voi giornali dicono solo le cose belle, mica la realtà dei fatti. E cioè che io, nonostante abbia sempre fatto come mi hanno detto loro di fare, non posso stare tranquilla, perché questo tipo me lo posso trovare davanti in qualsiasi momento. Se non possono garantire la sicurezza, lo dicano in modo chiaro, sincero. Vedrò di difendermi da me. Non so come, ma lo farò. Invece mi avevano detto di fidarmi di loro. E l’ho fatto. Risultato? Siamo punto e a capo».
«Io capisco che la situazione non sia facile per loro – conclude Shirlen -, davvero. Ma mi aspettavo un atteggiamento diverso. Ero spaventata e, invece che rassicurata, mi sono sentita accusare di aver fatto la cosa sbagliata, nonostante io abbia seguito sempre le indicazioni che mi hanno dato loro. Mi sono sentita trattata male da chi dovrebbe darmi sicurezza, ed è molto brutto. Alla fine sai cosa mi ha detto il poliziotto? Se proprio si sente insicura, faccia denuncia. Ne ho già fatte due! Quante ne devo fare? È una presa in giro, sono molto delusa. E sempre più preoccupata. Per questo voglio raccontare quanto successo, perché ho capito che solo rendendo note queste cose qualcosa si muove. O almeno lo spero…».