La lettera

«I posti auto ci sono». Sì, ma dove? Il caso Colle Aperto

Un residente riporta al centro il problema della sosta in Città Alta: non tutti gli stalli hanno lo stesso peso per chi vive e frequenta il quartiere

«I posti auto ci sono». Sì, ma dove? Il caso Colle Aperto

Durante la StraBergamo Colle Aperto si è trasformato, temporaneamente, in un punto di ristoro. Una scelta legata alla logistica della manifestazione, certamente, ma che ha avuto una conseguenza altrettanto concreta: numerosi posti auto normalmente utilizzati da residenti e frequentatori della zona sono rimasti indisponibili. A sollevare la questione è Angelo Ubiali, che in una lettera indirizzata al direttore non mette in discussione la manifestazione – «un importante momento di partecipazione e socialità per la città» – ma si interroga sulla scelta del luogo. Perché proprio Colle Aperto, quando a poche decine di metri ci sono spazi come Piazza Cittadella o Piazza Mascheroni?

Non un problema isolato

Una domanda che, secondo il lettore, non riguarda soltanto la StraBergamo. Perché negli anni, osserva, sono stati diversi gli interventi che hanno interessato proprio gli spazi più funzionali alla vita quotidiana di Città Alta. Tra questi cita l’hub per il carico e scarico delle merci realizzato a Colle Aperto: nessuna contestazione sull’utilità dell’infrastruttura, ma perplessità sulla sua collocazione, in una zona considerata strategica per l’accessibilità della città abitata.

Ed è qui che arriva il punto centrale della riflessione. Si sente spesso ripetere che, nel complesso, i posti auto non sono diminuiti, grazie al parcheggio della Fara e agli stalli ricavati lungo le mura. Il conto, così fatto, rischia però di essere fin troppo semplice. «Gli spazi di sosta non sono tutti uguali», osserva Ubiali.

La vita quotidiana ne risente

In una città storica, infatti, la distanza non è un dettaglio. Un posto auto a Colle Aperto consente di raggiungere farmacia, negozi di vicinato, servizi, attività culturali, associative e parrocchiali, oltre alle normali relazioni della vita quotidiana. Per molti residenti dei Colli quell’area rappresenta uno dei principali punti di accesso a questa rete di servizi. E dunque un posto perso a Colle Aperto non equivale necessariamente a un posto recuperato altrove. Il numero complessivo può anche tornare a quadrare, ma la funzionalità per chi vive la zona ogni giorno può essere molto diversa.

La proposta

Da qui la proposta: quando un parcheggio viene occupato per un evento, un’infrastruttura o un altro utilizzo, la compensazione dovrebbe essere valutata non soltanto in termini quantitativi, ma anche in relazione alla funzione svolta da quello spazio. Non basta poter dire che «i posti ci sono»: occorre verificare se continuano a essere realmente accessibili i luoghi e i servizi che quei posti rendevano raggiungibili. Una questione che va oltre Colle Aperto e investe, più in generale, il modo in cui si immagina la città storica. Perché Città Alta può certamente essere teatro di eventi, attrazione turistica e vetrina della città. Ma prima ancora è un quartiere, abitato da persone che devono poter parcheggiare, fare la spesa, andare in farmacia, frequentare una parrocchia, un’associazione o un negozio.

Una città storica resta viva non soltanto quando viene visitata, ma quando continua a essere vissuta. E forse, nelle decisioni che riguardano i suoi spazi più preziosi, sarebbe utile ricordarlo.