Un documento tecnico nel linguaggio, ma chiaro nella sostanza. Quattordici pagine in cui, esplicitamente, il Comune di Bologna esprime la propria contrarietà al Piano di sviluppo del locale aeroporto Marconi elaborato da Enac e dai ministeri dell’Ambiente e dei Trasporti.
Bologna non è Bergamo – e, dopo le prime righe di questo articolo, qualcuno dirà “purtroppo…” -, ma le analogie con quanto sta accadendo sul nostro territorio sono evidenti. Nell’atto approvato dalla giunta guidata da Matteo Lepore, infatti, si sottolinea come lo scalo emiliano sia già oggi «saturo» e prevederne un’ulteriore crescita appaia «non conciliabile» con il territorio.
Ma vediamo i numeri: nel 2024, il Marconi ha registrato 10,85 milioni di passeggeri e 77.650 movimenti aerei; il nuovo Piano prevede di arrivare a 15,18 milioni di passeggeri (+40 per cento) e 95.530 movimenti aerei (+23 per cento) nel 2035. Numeri inferiori rispetto a quelli dello scalo bergamasco, che attualmente vanta un traffico di circa 17 milioni di passeggeri l’anno e, secondo il masterplan in discussione, potrebbe arrivare fino a 23 milioni entro il 2043. Eppure le tematiche legate all’impatto sul territorio sono analoghe. Diverse invece, almeno dal punto di vista istituzionale, le posizioni prese dai Comuni di Bologna e Bergamo.
Uguali problemi, scelte diverse
Interpellato al riguardo, Palazzo d’Accursio preferisce non esporsi ulteriormente, richiamando il documento approvato. Nel quale si esprime un parere molto chiaro: così non si può dare avanti. La giunta Lepore afferma che il nuovo Piano di sviluppo dello scalo parte da una rappresentazione «non aderente allo stato di fatto», in particolare con «una sottovalutazione degli impatti acustici attesi».
Del resto, già il precedente piano con “scadenza” 2030 aveva al suo interno previsioni che sono state «ampiamente superate» dai dati attuali. Insomma, la fiducia è poca. Il Comune di Bologna parla esplicitamente di «saturazione acustica», con sempre più cittadini sottoposti a inquinamento acustico: il precedente masterplan prevedeva 1.879 residenti esposti al rumore nel 2030, mentre i dati 2024 ne mostrano quasi il doppio, 4.269.
Se già oggi alcune condizioni non vengono rispettate e alcuni limiti sono stati superati, come si può pensare di dare l’ok a un piano che prevede un incremento dell’attività dell’aeroporto?
È, di fatto, la domanda che si pongono anche molti bergamaschi quando si parla dello scalo di Orio. Ma il Comune di Bergamo (…)