Che senso ha convocare un Consiglio comunale così? Se lo sono chiesti in molti all’indomani della seduta straordinaria sul Piano di sviluppo dell’aeroporto di Orio al Serio. Più che un confronto costruttivo, l’appuntamento del 22 settembre è parso l’occasione per ognuno di ribadire la sua posizione – come se ce ne fosse bisogno -, inconciliabile con quella della controparte.
Sì, perché del masterplan si è parlato poco nulla. Come il convitato di pietra, è rimasto sullo sfondo di un dialogo fra sordi. Eppure in ballo ci sono investimenti per mezzo miliardo di euro. Capaci di portare lavoro – fra diretto e indotto – a oltre centomila persone. Ma, soprattutto, c’è una previsione che fa rabbrividire i residenti dei dintorni dello scalo: un incremento di passeggeri fino a 23,5 milioni (6 milioni in più degli attuali) e relativi voli.
«Potenziali», ha tenuto a precisare in aula il presidente di Sacbo, Giovanni Sanga, fischiato da comitati e oppositori assiepati nel parterre. Un discorso di una mezz’oretta il suo. A fianco della sindaca Elena Carnevali, “scortata” dal lato opposto dal coordinatore nazionale del Piano aeroporti, Stefano Paleari.
«Il Piano per i prossimi quindici anni è uno strumento di programmazione, non per fissare aumenti dei passeggeri da raggiungere a ogni costo, ma per delineare uno scenario entro il quale prendere, nel tempo, decisioni consapevoli», ha detto Sanga. L’orizzonte al 2043, ha aggiunto, è stato indicato da Enac e coincide con il periodo residuo della concessione Sacbo, in scadenza nel gennaio 2044.
Per quell’epoca le previsioni indicano un aumento enorme del traffico aereo in tutt’Europa. E Orio, dicono, non può restare tagliato fuori dal mercato. «Mercato»: altra parola risuonata più volte in aula. Quello che potrebbe portare un valore aggiunto di 4,9 miliardi di euro in Bergamasca. «L’aeroporto rappresenta l’8 per cento del Pil bergamasco» ha detto Sanga, che poi ha molto insistito sulle mitigazioni previste dal masterplan stesso (oltre 30 milioni).
Quanto alla sostenibilità ambientale, al rumore e alle emissioni, il presidente di Sacbo ha ribadito che occorre affidarsi a dati scientifici certi e riconosciuti, come quelli di Arpa, beccandosi una raffica di fischi dal pubblico.
Paleari, dal canto suo, ha precisato che (…)