emergenza coronavirus

Fontana affida a Bertolaso il progetto del grande ospedale alla fiera

Fontana affida a Bertolaso il progetto del grande ospedale alla fiera
15 Marzo 2020 ore 07:15

Lombardia chiama, Bertolaso risponde. È una corsa contro il tempo. In Lombardia ogni giorno si registrano dati esponenziali per quanto riguarda i contagiati da Coronavirus, i pazienti che devono essere ricoverati, i reparti di terapia intensiva che sono al limite con le ambulanze che premono in fila per entrare al pronto soccorso con pazienti in crisi, urgenti di ricovero. Non c’è più tempo, né spazio. Serve un ospedale nuovo da realizzare nel giro di pochi giorni. La Lombardia ha chiesto aiuto alla Protezione civile nazionale, dopo aver individuato nella Fiera di Milano Portello il luogo adatto a ospitare i malati. Ma servono strutture, medici e infermieri. La risposta che è arrivata da Roma è stata desolante, al pari delle mascherine, definite dai lombardi semplici fogli di carta igienica.

Così il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha assoldato come consulente personale Guido Bertolaso, già capo della Protezione civile nazionale, che ha risposto «presente». Il suo compenso sarà pari a un euro. Si occuperà della realizzazione del progetto di un ospedale dedicato ai pazienti Covid-19 nelle strutture messe a disposizione della Fondazione Fiera di Milano al Portello. «Vogliamo superare ogni difficoltà per riuscire a realizzare un nuovo ospedale nei padiglioni della Fiera di Milano per i pazienti di Coronavirus – dice Fontana -. Non intendo lasciare nulla di intentato, per questo ho chiesto al dottor Guido Bertolaso di mettere a disposizione la sua esperienza, anche internazionale, per centrare questo importantissimo obiettivo. L’opera potrà supportare la sanità lombarda già in emergenza e, se fosse necessario – spero di no – saremo pronti e disponibili per tutto il Paese». «Come potevo non aderire alla richieste del presidente della Lombardia di dare una mano nella epocale battaglia contro il Covid-19 – afferma Bertolaso -. Se ho aperto l’ospedale Spallanzani vent’anni fa e ho lavorato in Sierra Leone durante la micidiale epidemia di ebola forse qualcosa di utile con il mio team spero di riuscire a farlo. Il mio pensiero ora va ai medici, agli infermieri, ai tecnici sanitari e ai farmacisti che da settimane danno l’anima rischiando ogni istante per combattere e vincere questa battaglia». Ieri alcuni pazienti bergamaschi sono stati trasferiti addirittura in Sicilia. I posti vengono a mancare e avere un ospedale sul territorio lombardo sarebbe una vera manna dal cielo. Il picco della malattia sta per arrivare ad aprile. E la sfida sta proprio nell’essere pronti con questa struttura per la fine del mese di marzo. Dieci giorni, non di più.

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