Il coro è andato in scena domenica, a fine partita. Lo striscione, invece, è stato esposto in giornata fuori i cancelli di Zingonia. Questa mattina (mercoledì 28 ottobre), fuori dal centro sportivo Bortolotti è comparso un messaggio firmato “1907”, con parole che suonano come un invito oltre che come una richiesta di rispetto: «Attendiamo grinta e responsabilità, c’è da rispettare un’intera città. All’attacco!».
Un messaggio chiaro
Una presa di posizione che si ricollega direttamente a quanto accaduto dopo il 4-4 contro il Frosinone, quando la Curva Pisani, poco prima che i giocatori lasciassero il campo, aveva scandito un coro chiarissimo: tirate fuori gli attributi. Non una contestazione fine a se stessa, ma la richiesta di una squadra più presente, più cattiva, più consapevole del momento.
Quella sera la Dea, due volte sotto e due volte avanti, si era fatta raggiungere nel finale dopo essersi schiacciata nella propria metà campo, lasciando al Frosinone occasioni pulite per colpire. Il tifo, insomma, non ha cambiato registro: continua a battere sullo stesso tasto, stavolta con parole scritte e non cantate. Ed è un tasto che riguarda tutto il gruppo, non un singolo o un modulo.

Due passi falsi e un bivio
Il pareggio con il Frosinone è arrivato appena pochi giorni dopo la sconfitta per 2-0 contro l’Ajax, maturata senza che l’Atalanta riuscisse a segnare. Due prestazioni diverse, ma con un filo comune: la sensazione che a mancare non siano stati i mezzi, quanto la capacità di prendere in mano le partite nei momenti che contano e di gestirle quando serve difendere un vantaggio.
Per questo il richiamo all’attacco dello striscione ha un doppio significato. Da una parte è l’invito ad aggredire le partite con maggiore ferocia, dall’altra è un modo per dire che la miglior difesa, quando il momento si fa complicato, è ritrovare l’identità che ha reso grande questa squadra: intensità, coraggio, voglia di non fermarsi mai.