Oltre le critiche

Nel momento più complicato, Lovato e Pezzella hanno fatto la loro parte (bene)

Non sono ancora al top e non si può pretendere che giochino al livello dei titolari, per questo non è giusto colpevolizzarli sempre

Nel momento più complicato, Lovato e Pezzella hanno fatto la loro parte (bene)
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di Fabio Gennari

Con fuori sette titolari e in panchina due ragazzi del 2003, l'Atalanta vista contro l'Udinese ha mandato in campo per l'esordio dal primo minuto due ragazzi che non partono certo con i galloni dei titolari ma che hanno fatto comunque le loro parte. Matteo Lovato e Giuseppe Pezzella sono stati protagonisti della prima partita da novanta minuti più recupero della loro avventura da atalantini e il bilancio, nonostante i mugugni social di quei tifosi che probabilmente non hanno ben chiaro il loro ruolo, è positivo.

L'esterno ex Parma non è Gosens, questo dovrebbe essere chiaro a tutti. Allo stesso tempo, pensare che il quinto elemento della rosa in quel ruolo (prima di lui ci sono, appunto, Gosens, Maehle, Zappacosta e pure Hateboer) possa valere quanto i titolari è qualcosa di profondamente sbagliato. Bisogna valutarlo per quello che può dare. Corsa, grinta, spirito di abnegazione e 96 presenze in Serie A sono il biglietto da visita di un ragazzo che nella rosa dell'Atalanta può senza dubbio starci. E dare una mano.

Matteo Lovato, classe 2000, è arrivato dal Verona in estate per una cifra importante e solo con l'Udinese si è visto in campo dall'inizio. La prestazione è stata positiva, non parliamo di un giovane che muove i primi passi nel massimo campionato italiano ma di un ragazzo che l'anno scorso ha giocato da titolare in A e che forse non è pronto per essere protagonista in casa dello United ma che contro Udinese, speriamo Sampdoria e magari anche in altre gare (vedi Empoli), può dare una mano e intanto crescere.

Senza il pareggio di Beto al 94', la valutazione complessiva dei due giocatori anche da parte dei tifosi sarebbe stata diversa, trovare per forza dei capri espiatori quando le cose non vanno come si spera è profondamente sbagliato, perché colpisce quegli elementi che rubano meno l'occhio o, peggio ancora, si portano sulle spalle il fardello di chi non trova di meglio da fare che continuare a criticare il mercato estivo, come se un simile atteggiamento portasse punti e vittorie. Quando fanno male, giusto dirlo; quando escono dal campo sudando la maglia e giocando buone partite, soprattutto in emergenza, giusto sottolinearlo.

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