Parola del mister

Gasperini non si dà pace: «Giocare senza pubblico è davvero brutto, cambia tutto»

Spunti molto interessanti dalle parole del tecnico atalantino alla vigilia della partenza verso Torino. Tattici, ma non solo

Gasperini non si dà pace: «Giocare senza pubblico è davvero brutto, cambia tutto»
Atalanta 16 Dicembre 2020 ore 09:00

di Fabio Gennari

La conferenza stampa di Gasperini, alla vigilia di Juventus-Atalanta ha regalato diversi momenti interessanti. A parte la domanda sulla possibilità di aprire un account Instagram («Non ci penso nemmeno!», ha risposto il tecnico) e le inevitabili domande su Gomez, Gasperini si è mostrato molto concentrato sui prossimi impegni e la sensazione è quella di un tecnico che crede molto nella possibilità di risalire la classifica.

Mister, pensa che vi siete in qualche modo avvicinati alla Juventus?

«Quest’anno è arrivato Pirlo e il suo percorso mi piace, hanno aggiunto giocatori al gruppo e rispetto all’inizio della stagione vedo una squadra cresciuta. Perso Pianjc, hanno messo dentro giocatori forti in un contesto già di livello. Ultimamente han vinto il derby e a Barcellona, forse era meglio affrontarla prima. Per noi si tratta di una partita importante, rispetto ai primi miei anni a Bergamo siamo cresciuti e questo è un bel tema per la partita di domani: speriamo di avere un atteggiamento positivo e di fare una buona gara. Non c’è molta differenza tra affrontare la Juve e il Real Madrid, sono ai vertici della Champions e noi andiamo con la convinzione di poter fare bene».

L’anno scorso avete sfiorato il successo e fatto davvero molto bene: spera in una rivincita?

«Sono due partite diverse, eravamo praticamente a fine campionato e alla vigilia della fase finale di Champions. In quel momento eravamo molto vicini anche in classifica, oggi è molto presto e siamo solo alla dodicesima giornata. Abbiamo avuto la Champions in mezzo e credo che un po’ tutte le squadre si stiano mettendo a posto, ora si comincia a intravedere molto più equilibrio con valori ben definiti».

Che tipo di partita si aspetta?

«Il loro valore è la squadra, davanti ci sono attaccanti con caratteristiche diverse. Servirà una grande prestazione e porsi con fiducia. Togliersi dal loro pressing e cercare situazioni vantaggiose per il nostro gioco. Ilicic non ci sarà, recuperiamo Miranchuk e abbiamo un paio di soluzioni provate in allenamenti. Come contro tutte le squadre bisogna sempre avere un piano A e un piano B».

La tenuta difensiva, con i 4 gol subiti nelle ultime 7 partite, sta diventando un punto di forza…

«L’importante è che abbiamo dato un’inversione a una tendenza che si ripeteva da alcune partite, sia in campionato che in Champions. Era evidente che stavamo incassando troppi gol facendo fatica a farne. Non è una soluzione definitiva, però adesso troviamo risultati e siamo efficaci, si può anche cambiare e migliorare ancora. Questa cosa ci arricchisce».

Malinovskyi ha fatto un gran gol su punizione con la Fiorentina, non è usuale per voi.

«Ha una capacità di tiro conosciuta da tutti, è una caratteristica importante e non è una cosa comune. Anche nelle altre stagioni avevamo periodi in cui segnavamo poco da questo punto di vista».

Torniamo al sorteggio, cosa ha pensato al momento in cui è uscito il Real Madrid?

«Che peccato non giocare al Bernabeu. Le possibilità di passare non sono certo superiori per noi, negli ultimi anni stiamo calcando terreni molto prestigiosi come quelli di Liverpool, Amsterdam, Manchester, Lisbona e tanti altri. Ed è un peccato non giocare al Bernabeu: resta il prestigio di affrontare un avversario di questo livello e di ospitarlo qui a Bergamo».

È più un peccato non giocare al Bernabeu oppure non poter andare a Dubai per il premio Globe Soccer Awards?

«Il vero peccato è non avere il pubblico con noi. Questo è davvero qualcosa di pesante, per tutti. Il calcio senza pubblico è un’altra cosa, perde tantissimo. Tante volte lo spettacolo è solo sugli spalti e non in campo. Da mesi abbiamo modificato il nostro sistema di vita cercando di adattarci a una situazione che speriamo passi. Il pubblico allo stadio incide tantissimo, anche le gare possono prendere pieghe molto diverse».

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