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i dati del comune

Dopo il Covid aumentano del 15% le richieste di reddito di cittadinanza: a Bergamo sono 3.030

Il reddito medio è pari a 300 euro, percepito soprattutto da donne. Il 64 per cento dei beneficiari sono Italiani, il resto è costituito da cittadini stranieri.

Dopo il Covid aumentano del 15% le richieste di reddito di cittadinanza: a Bergamo sono 3.030
Attualità Bergamo, 12 Maggio 2021 ore 13:50

A Bergamo sono 3.030 le richieste di accesso al reddito di cittadinanza avanzate da gennaio del 2019, ossia da quando la misura di contrasto alla povertà è stata introdotta. Nello specifico, 1.928 domande sono state prese in carico dai centri per l’impiego grazie ai navigator e le restanti 1.102 dai servizi sociali per la realizzazione del “patto di inclusione sociale”.

Anche la crisi economica innescata dall’emergenza Covid ha avuto un peso nell’aumento delle richieste, che nel 2020 sono cresciute del 15 per cento rispetto all’anno precedente. Una percentuale destinata probabilmente ad aumentare quando verrà meno il blocco dei licenziamenti.

Ad oggi, secondo i dati forniti da Palazzo Frizzoni, sono poco più di 200 le istanze che devono ancora essere verificate per evitare che il sussidio venga intascato da furbetti che non possiedono i requisiti previsti per legge. Sono invece un centinaio quelle che sono state respinte.

Chi sono i beneficiari

Il reddito, che in media è pari a 300 euro, viene percepito da persone fragili o indigenti, soprattutto donne e da nuclei familiari composti da uno o due individui. Il 64 per cento dei beneficiari seguiti dal Comune di Bergamo sono Italiani, mentre il 36 per cento è costituito da cittadini stranieri, per la maggior parte marocchini, boliviani, bengalesi, rumeni e albanesi.

Se si guarda invece alle fasce anagrafiche, si scopre che il 47 per cento delle persone ha un’età compresa tra i 31 e i 50 anni e il 28 per cento fra i 51 e i 60 anni.

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Oltre il 60 per cento di loro, inoltre, non è mai riuscito ad approdare nel mercato del lavoro in modo tradizionale, vuoi per fragilità personali o famigliari. Per questa ragione, affinché queste persone possano essere reinserite nel mondo lavorativo non basta semplicemente individuare un settore, bensì costruire percorsi di formazione specifica, tema al centro di un tavolo di lavoro mensile tra servizi sociali e centro per l’impiego.

«L’esperienza costruita in questi anni ha consentito di realizzare una rete di servizi rivolti alla persona, in sedi decentrate della città, dove la presenza nei quartieri facilita non solo il contatto e la presa in carico della persona in difficoltà o del suo nucleo familiare – spiega l’assessore alle politiche sociali Marcella Messina -, ma anche l’attivazione di risposte di prossimità e di integrazione con il territorio».