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cittadini arrabbiati

A Casazza si teme... la puzza (di nuovo). Il motivo? Sono in arrivo circa 600 maiali

Gli abitanti hanno scritto una lettera di protesta al sindaco, che ha replicato alle osservazioni fornendo alcune precisazioni

A Casazza si teme... la puzza (di nuovo). Il motivo? Sono in arrivo circa 600 maiali
Attualità 15 Ottobre 2021 ore 14:25

A Casazza si è tornati a parlare di odori molesti. E questa volta i cittadini sono particolarmente arrabbiati e preoccupati visto che in paese è previsto l’arrivo di un allevamento di maiali, circa 600 capi. Gli abitanti, in una lettera indirizzata al sindaco Sergio Zappella, hanno sottolineato come dopo la costruzione di due stalle nella località Fontane di Leffe siano arrivate prima le capre, poi le mucche e ora ci si trovi in attesa dei suini.

Ma se con ovini e bovini la situazione poteva essere ancora tollerabile, in futuro la puzza e i grugniti prodotti dalla presenza di 600 suini rischiano di rendere la zona invivibile. Nel documento, riportato da BergamoNews, i residenti sottolineano anche la mancanza di una fogna, chiedendosi dove andranno a finire il liquame e la sporcizia prodotti dall’allevamento. Il pensiero è che possa finire nelle vallette adiacenti la stalla, dove un tempo l’acqua era anche potabile ma ora è invece imbevibile.

Il primo cittadino ha però chiarito che il permesso per la costruzione della stalla è stato dato dall’Amministrazione al governo di Casazza tra il 2006 e il 2007 e che, a suo giudizio, l’errore sia stato proprio quello di concedere questa autorizzazione.

Detto ciò, per quel che riguarda il tema dei liquami, non tutto ciò che un’azienda scarica può essere immesso nelle fogne, che sarebbero servite per gli scarichi dei bagni e per il lavaggio dei pavimenti. L’azienda avrebbe dovuto invece realizzare una vasca di liquami, che però non è stata costruita.

Infine, non senza esprimere il proprio disappunto per non essere stato coinvolto dalle altre istituzioni, il sindaco di Casazza ha specificato che non spetta al Comune dare l’autorizzazione all’allevamento, bensì all’Agenzia di tutela della salute.

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