i tempi cambiano

C'era una volta il Dopolavoro ferroviario di Bergamo, che ora rischia di scomparire

I lavori alla stazione elimineranno gli spazi destinati all’associazione, che è in cerca di un’alternativa

C'era una volta il Dopolavoro ferroviario di Bergamo, che ora rischia di scomparire
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di Paolo Aresi

«Le stazioni sono cambiate, sono diventate come centri commerciali. La questione è economica, si spende per rifarle, ma poi bisogna recuperare buona parte della spesa e magari creare anche delle fonti di reddito con bar, negozi, supermercati... E in questa logica si capisce perché il progetto della nuova stazione di Bergamo non preveda un Dopolavoro ferroviario. Questione di soldi».

Il socio del glorioso sodalizio è amareggiato. A Bergamo, l’associazione dei ferrovieri conta settecento tesserati; si è sempre impegnata non soltanto nello svago, non solo per giocare a boccette o per bere un caffè in compagnia, ma anche sul fronte culturale ed educativo. Ma per l’associazione non c’è più posto.

Il Comune di Bergamo sta cercando di andare incontro al sodalizio, ha offerto uno spazio all’interno dello Urban Center. Ma si tratta di una soluzione che non consentirà al Dopolavoro di portare avanti le sue attività tradizionali.

Il presidente del gruppo, Martino Tartaglia, ha illustrato le attività che vengono condotte da molti anni, a cominciare da “Scuola e ferrovia”, iniziativa che avvicina i ragazzi al mondo della ferrovia, che spiega il funzionamento dei treni, dei binari, delle rete, degli scambi.

Un momento in cui si illustra anche la storia di quel settore, dal tempo degli scambi manuali all’epoca dell’elettromeccanica, fino all’inserimento dei computer, avvenuto negli anni Novanta. Dice (...)

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