La lettera

I timori di un futuro papà di Bergamo dopo la morte del neonato a Roma

«Ok il rooming-in, ma perché potrò restare in stanza con la mia compagna solo due ore e mezza al giorno?»

I timori di un futuro papà di Bergamo dopo la morte del neonato a Roma
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La gioia più grande del mondo trasformata in un dramma. È una storia tragicamente nota quella avvenuta nel reparto di ginecologia dell’ospedale Pertini di Roma lo scorso 7 gennaio. Una donna italiana di 30 anni ha partorito un maschietto. Al terzo giorno di vita del piccolo, la giovane lo riprende tra le braccia per allattarlo, nella sua stanza di ospedale. Ma poco dopo si addormenta, col neonato al seno. Il suo peso, con ogni probabilità, lo schiaccia.

Sarebbe stato il personale dell’ospedale a dover sorvegliare che il neonato venisse riportato in culla dopo l’allattamento, dice il protocollo del Ministero della Salute. Perché il co-sleeping, detto anche bed sharing, va assolutamente evitato.

Impressionato da quanto accaduto, un futuro papà di Bergamo ci ha scritto per dare voce ai suoi dubbi, e alle sue paure.

«Fra un mese diventerò papà. Io e la mia compagna abitiamo a Bergamo e la nostra bambina nascerà al Papa Giovanni. Sappiamo di essere fortunati, il nostro ospedale è un’eccellenza e non è una cosa da poco. In questi mesi ci siamo preparati al parto, partecipando al corso in cui ci hanno spiegato tutte le cose da sapere».

Come tante altre strutture sanitarie anche a Bergamo da anni viene praticato il rooming-in, che consiste nell’immediato attaccamento del bambino alla mamma e al fatto che stia sempre in stanza con lei.

«Abbiamo condiviso la motivazione pedagogica della scelta, ma sin da subito abbiamo avuto invece dei dubbi sul fatto che il papà dopo il parto possa accedere in reparto solo due ore e mezzo al giorno, al pomeriggio. Sappiamo che il parto è molto faticoso per la mamma e poter avere il proprio compagno vicino durante i giorni di degenza è una risorsa secondo noi fondamentale. Ma ci è stata posta come “regola” e non abbiamo potuto fare altro che accettarla».

I dubbi si sono trasformati in timori palpabili, però, dopo il fatto di Roma:

«Aldilà della singola vicenda e di cosa emergerà, sono rimasto profondamente colpito. Mi sono chiesto per quale motivo, nei giorni successivi al parto, io non possa essere utile per più di due ore e mezza al giorno. Non so come andrà, non so quanto sarà stanca la mia compagna, ma mi chiedo quale possa essere la motivazione di fondo (sicuramente non l’emergenza Covid)».

C’è un problema serio di mancanza di personale, ovviamente, che al papà non è ignoto:

«So che il tema delle risorse mediche e paramediche è un problema nazionale, proprio per questo mi chiedo perché non possa essere presente per più tempo e nei momenti necessari e non secondo il turno della stanza, alternandomi con un altro papà. Ci tengo davvero a far capire che la mia non è una critica al sistema sanitario, ma una semplice domanda e richiesta che le cose possano cambiare».

Un appunto: anche pagando il supplemento per avere la camera singola, 80 euro a notte, resta il limite di due ore e mezza per la permanenza di un parente in stanza.

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