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la lettera alle istituzioni

In Città Alta resta solo un medico, i residenti: «Nessun passo avanti per risolvere il disagio»

Nel centro storico solo gli assistiti del dottor Claudio Carnicelli potranno contare su 9 ore di assistenza medica alla settimana

In Città Alta resta solo un medico, i residenti: «Nessun passo avanti per risolvere il disagio»
Attualità Bergamo, 17 Gennaio 2022 ore 12:31

Ancora un paio di mesi, poi i 2.700 residenti in Città Alta e le circa 2 mila persone che abitano sui Colli di Bergamo rimarranno senza medico di base. O meglio, a poter contare su 9 ore settimanali di assistenza medica saranno soltanto i più fortunati assistiti del dottor Claudio Carnicelli.

Dei quattro medici che operavano in Città Alta, infatti, la dottoressa Rota ha lasciato l’ambulatorio di Borgo Canale già da alcuni mesi, il dottor Tonello è andato in pensione per sopraggiunti limiti di età (nonostante avesse espresso il desiderio di restare fino alla nomina di un sostituto) e la dottoressa Dolci chiuderà l’ambulatorio in Sant’Agostino a breve.

Un quadro che non fa che alimentare i timori legati alla mancanza di dottori nel perimetro del borgo storico. «Tutti i pazienti hanno scoperto di essere senza medico di base quasi per caso – sottolinea Giuseppe Cattaneo, presidente dell’Associazione per Città Alta e i Colli -, visto che la popolazione del quartiere non è stata in nessun modo informata della grave situazione che si stava venendo a creare. Per il momento non ci risulta siano stati fatti passi utili a risolvere il disagio che il quartiere sta vivendo».

Il risultato è che nel frattempo i residenti hanno avviato la ricerca affannosa di un medico di famiglia che fosse facilmente raggiungibile da Città Alta con i mezzi pubblici, scoprendo però che la maggior parte dei dottori in centro a Bergamo ha già raggiunto la soglia massima di assistiti concessa, ossia 1.500 pazienti. Perciò, per trovare una soluzione a questa criticità, l’associazione ha deciso di rivolgersi direttamente con una lettera al sindaco Giorgio Gori, all’assessore alle politiche sociali Marcella Messina, al delegato per Città Alta Roberto Amaddeo, al direttore sociosanitario dell’Ats Giuseppe Matozzo, e alla vicepresidente regionale Letizia Moratti.

«Riteniamo che sia molto grave lasciare un bacino così ampio sguarnito di assistenza medica – sottolinea l’associazione -, specialmente in una situazione di emergenza, costringendo molti cittadini a ricorrere al pronto soccorso, pratica peraltro sconsigliabile e sconsigliata in questo periodo, o a rivolgersi a medici privati per un sevizio sanitario pubblico che già pagano».

Una possibile soluzione, in questa fase di emergenza e carenza di sostituti, potrebbe essere la proroga del limite d’età della pensione. «Riteniamo che la salute dei cittadini debba avere una priorità assoluta e chiediamo che le autorità comunali facciano pressione sulla Regione per una rapida soluzione del problema – conclude la lettera -. Facciamo presente, qualora ce ne fosse bisogno, che la popolazione di Città Alta, 2700 abitanti più 2000 sui Colli è per un quarto costituita da persone anziane, spesso con difficoltà a spostarsi in modo autonomo».

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