Riduzione di filiali e digitalizzazione

In dieci anni persi 226 sportelli. La Cisl: «Le banche si allontanano da imprese e famiglie»

Addio al radicamento territoriale: settanta paesi sono rimasti senza banche, 30 in più di 10 anni fa. E a farne le spese sono le comunità più disagiate.

In dieci anni persi 226 sportelli. La Cisl: «Le banche si allontanano da imprese e famiglie»
Attualità 12 Agosto 2021 ore 15:58

Da inizio anno, e soprattutto negli ultimi tempi, con il passaggio di Ubi a Intesa e poi a Bper, il territorio bergamasco ha perso ancora una decina di sportelli bancari, lasciando completamente sguarniti altri paesi, soprattutto nelle valli e in montagna.

Dall’ultimo report di Bankitalia, risultava che ben 70 Comuni bergamaschi non erano serviti da banche, quasi il 30 per cento del totale. Adesso, a seguito degli ulteriori processi di aggregazione che hanno interessato anche il territorio, altri cinque paesi sono rimasti privi di uno sportello bancario necessario per accedere ai servizi, in particolare di consulenza. Solo dieci anni fa, erano 30 in meno. Nello stesso periodo, e alla data di fine dicembre 2020, gli sportelli sono calati di 226 unità. Anche a questo numero vanno aggiunte le “razionalizzazioni” che la vicenda Ubi ha prodotto. In pratica, dal 2010 a oggi, Bergamo ha perso il 29,3 per cento degli sportelli (contro il 28 per cento regionale) e il 16,6 per cento di paesi serviti (in Italia la perdita è stata del 15,7 e in regione dell’11,5).

«Il radicamento territoriale ha rappresentato, per anni, la vera sfida tra banche che conquistavano, attraverso la presenza degli sportelli bancari nel territorio, importanti fette di mercato e di clientela, garantendo servizi, accesso al credito e consulenza dedicata - dice Giovanni Salvoldi, segretario generale First Cisl Bergamo. Siamo certi che la situazione prefigurata dai nuovi assetti rappresenti davvero un’opportunità per imprese, famiglie, comunità locali e altri stakeholders? Siamo convinti che la digitalizzazione possa sostituirsi al rapporto cliente-bancario, alla consulenza dedicata, in un Paese dalla scarsissima alfabetizzazione finanziaria?».

First Cisl chiede a gran voce un rilancio dei servizi a imprese e famiglie, per supportare la ripartenza dell'attività economica nella provincia di Bergamo così fortemente provata da questo periodo di emergenza. È chiaro che la politica di chiusure mal si concilia con questa visione. «Il consolidamento del sistema bancario, caratterizzato da continue acquisizioni, fusioni e riorganizzazioni, sta determinando una concentrazione del mercato, una diminuzione degli intermediari, del numero degli occupati e delle filiali presenti sul territorio nazionale - aggiunge Andrea Battistini, segretario generale di First Cisl Lombardia -. Questo processo, le cui ricadute sono gestite con accordi che garantiscono uscite di lavoratori attraverso piani di esodo incentivato e volontario e l’assunzione di giovani, pare inarrestabile e comporta un progressivo allontanamento dal territorio a causa della chiusura di filiali e dell’abbandono di molti Comuni, spesso già periferici e disagiati».

«Meno banche significa meno opportunità di accesso al credito per le imprese e le famiglie - conclude Salvoldi -, meno servizi, meno concorrenza, meno occupazione».