Attualità
Taoufik Kaoukabi

La storia del marocchino in fuga dall'Ucraina ma non riconosciuto come profugo arriva in Parlamento

La vicenda era stata raccontata da Repubblica. La dem Laura Boldrini ha presentato un'interrogazione al ministro dell'Interno. Intanto, la Questura di Bergamo ha preso in carico la sua pratica

La storia del marocchino in fuga dall'Ucraina ma non riconosciuto come profugo arriva in Parlamento
Attualità Bergamo, 20 Maggio 2022 ore 12:15

Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la vicenda di Taoufik Kaoukabi: 33 anni di origini marocchine, specializzando in Chirurgia oftalmica e scappato da Karkhiv insieme alla moglie ucraina Yana. Giunto a Bergamo, dove vive la sorella maggiore, la brutta sorpresa: la Questura ha declinato la sua richiesta di permesso di soggiorno temporaneo perché non cittadino ucraino.

La vicenda, raccontata inizialmente da La Repubblica, è stata successivamente ripresa da diverse testate nazionali, fino ad arrivare alla deputata del Pd e presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, Laura Boldrini, che ha presentato un'interrogazione alla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese per «conoscere quali motivazioni hanno portato la Questura di Bergamo a non concedere il permesso temporaneo di soggiorno a Taoufik Kaoukabi».

«Taoufik, che in Ucraina studiava come specializzando in Chirurgia oftalmica, è ora costretto a dividersi dalla consorte – prosegue Boldrini nella sua nota – , che ha invece ottenuto il via libera dalle autorità per l’ingresso nel nostro Paese. Come è possibile che l’accoglienza in Italia abbia due pesi e due misure e faccia distinzioni di questo genere? La direttiva 55 del 2001 dell’Unione Europea deve valere per tutti coloro che sono in fuga dal conflitto in Ucraina, sia cittadini ucraini sia persone di altra nazionalità ma legalmente soggiornanti nel Paese, come nel caso di Taoufik Kaoukabi».

Nel frattempo, come indica Corriere Bergamo, gli Uffici della Questura hanno fatto sapere che la pratica del giovane 33enne è stata presa in carico alla pari degli altri profughi arrivati dall'Ucraina.

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