Nemmeno il tempo di entrare ufficialmente in funzione lo scorso 3 agosto, e per l’e-Brt è già un tripudio di polemiche e lamentele. Il nuovo bus elettrico ad alta frequenza e corsia preferenziale, nato per collegare Bergamo con l’area di Dalmine e Verdellino, è finito da subito al centro di un acceso scontro politico e di un’ondata di proteste da parte degli automobilisti.
A riaccendere i riflettori sulla paternità dell’infrastruttura sono state le recenti dichiarazioni di Paolo Agnelli, presidente di Promoberg, che in un’intervista ha sostenuto che il progetto fosse stato «tirato fuori dal cilindro dal sindaco di Dalmine per agguantare i soldi del Pnrr».
Non si è fatta attendere la risposta del sindaco Francesco Bramani: «Devo deludere gli amanti della magia: quel cilindro non era il mio. L’e-Brt è stata infatti voluta e promossa dall’allora sindaco di Bergamo e dalla sua amministrazione. Il Comune di Dalmine, così come gli altri Comuni interessati dal tracciato, non ha avuto alcuna voce in capitolo nella scelta di realizzare l’opera e si è trovato a doverne affrontare le conseguenze sul proprio territorio. Da parte nostra, ci siamo impegnati soprattutto per chiedere modifiche concrete a tutela di Dalmine. Giusto quindi chiarire, con un sorriso, chi ha avuto davvero l’idea».
Sulla questione è intervenuto anche Renato Mora, capogruppo della lista di minoranza Pd Dalmine, che ha voluto ricostruire l’effettiva genesi dell’opera, legata in origine a un’idea dell’Università di Bergamo per un collegamento veloce tra le proprie sedi, poi ampliata da Atb e dal Comune di Bergamo per accedere ai fondi del Pnrr: «Sono nato, ho vissuto e lavoro da ormai quarant’anni sulla ex ss 525. Come rappresentante di Confcommercio Bergamo e come amministratore, mi sono concentrato su ciò che era possibile fare: chiedere modifiche concrete, mitigazioni e tutele per il lavoro e per la città. Un lavoro serio, spesso silenzioso, ma necessario. La precisazione del sindaco, così come la sua scelta di evitare la foto di gruppo all’inaugurazione, conferma un dato politico: l’e-Brt non è una sua idea, e non poteva esserlo vista la visione che ha proposto alla città in questi anni – dalla Gronda Nord alla svendita delle proprietà comunali, fino all’appoggio alla Bergamo-Treviglio».
E conclude: «Per Dalmine può rappresentare (…)