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via le macchie d'olio

Pulizia e restauro della Torre dei Caduti: la giunta approva il progetto definitivo

L’intervento, del valore di 150 mila euro, consiste nel risanamento conservativo delle superfici esterne di pregio, ormai deteriorate a causa dell’azione degli agenti atmosferici

Pulizia e restauro della Torre dei Caduti: la giunta approva il progetto definitivo
Attualità Bergamo, 20 Dicembre 2021 ore 13:24

Nel 2022 si rifarà il look anche la Torre dei Caduti, che sarà ripulita dalle macchie e dalle strisce d’olio fuoriuscite dagli ingranaggi dell’orologio.

L’intervento, approvato dalla giunta comunale il 16 dicembre, del valore di 150 mila euro, consiste nel restauro e nel risanamento conservativo delle superfici esterne di pregio della Torre, ormai deteriorate a causa dell’azione degli agenti atmosferici.

«La Torre dei Caduti – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Marco Brembilla – rappresenta lo slancio verso l’alto del centro Piacentiniano, un tentativo di ricreare il movimento frastagliato del profilo di Città Alta anche nella parte bassa del centro. Ha però bisogno adesso di un attento lavoro di pulitura. Siamo al lavoro con la Soprintendenza per la definizione del miglior intervento possibile. I lavori dovrebbero concludersi nel 2022, in tempo per l’inizio del nostro anno della cultura».

Murature perimetrali in pietra delle cave di Bagnatica, conci parallelepipedi e a tutta squadra lavorati a "crespone", decorazioni esterne in ceppo di Brembate, balaustre in marmo di Zandobbio, un finestrone centrale caratterizzato da differenti e pregiati marmi definiscono e rappresentano tutti la ricchezza architettonica e stilistica della Torre. Il restauro conservativo prevede la pulitura, la rimozione dei depositi superficiali e delle croste, l’applicazione biocida per l'eliminazione di eventuali microrganismi naturali.

La storia della Torre

La Torre dei Caduti viene realizzata negli anni Venti del Novecento, in un'area contrassegnata da secolari presenze quali l'ospedale di San Marco e la Fiera. Un’area prescelta, dall'Unità d'Italia in poi, ad accogliere le sedi dell'amministrazione locale e statale, nonché delle istituzioni e degli enti operanti nel settore economico-finanziario.

Alle origini del ripensamento della zona è la crisi irreversibile della Fiera, a partire dalla metà degli anni quaranta dell'Ottocento, crisi legata a una concomitanza di fattori produttivi, commerciali e sanitari. Dopo l'Unità nazionale prende corpo un vivo dibattito sulla destinazione d'uso del fabbricato e degli spazi: l'amministrazione e i cittadini si dividono tra l'ipotesi di una rinnovata gestione e l'abbattimento definitivo quale conseguenza delle mutate esigenze commerciali e urbanistiche.

Il piano regolatore del 1889 prevede la trasformazione del complesso «per causa di igiene e di vantaggio pubblico», aprendo la strada alla decisione del 1906 di bandire un concorso nazionale per la ridefinizione dello spazio occupato dalla Fiera e delle immediate adiacenze. Degli undici progetti anonimi presentati, nessuno secondo la commissione propone la soluzione idonea al problema prospettico e artistico alla base del concorso. Il 4 febbraio 1907, mentre sono ancora vive le polemiche in città per il mancato esito del primo concorso, il Comune di Bergamo ne bandisce un secondo.

Tra i ventisette concorrenti, provenienti da tutta l’Italia, la commissione giudicatrice seleziona quattro progetti per il secondo grado. Il 22 aprile 1908 viene dichiarato vincitore Panorama di Marcello Piacentini e Giuseppe Quaroni, che rispetta la bipartizione dell’impianto ottocentesco della piazza, tra l’antica Strada Ferdinandea e il porticato che si affaccia sul Sentierone, e propone per le nuove costruzioni linee architettoniche e altezze pensate per non turbare la visione panoramica di Città Alta.

Nel 1911 il progetto entra in fase esecutiva con alcune varianti, volte a recuperare l’impianto planimetrico già adottato dal Comune nel 1889. L’opera congiunta di Piacentini con noti ingegneri e architetti operanti a Bergamo, Luigi Angelini, Ernesto Suardo e Giovanni Muzio, porta a termine i lavori tra il 1912 e il 1927.

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