assurdo

Si ammala di Covid in ospedale, l'Inail non riconosce l'infortunio per «mancanza di nesso di causalità»

Il caso di una dipendente dell'Asst Papa Giovanni XXIII, denunciato dalla Federazione italiana autonomie locali e sanità, che minaccia azioni legali

Si ammala di Covid in ospedale, l'Inail non riconosce l'infortunio per «mancanza di nesso di causalità»
Attualità Bergamo, 26 Luglio 2021 ore 10:18

L’Inail di Bergamo non ha riconosciuto l’infortunio sul lavoro denunciato da una dipendente dell’Asst Papa Giovanni XXIII che, l’11 marzo del 2020, aveva iniziato a manifestare tosse, dispnea e febbre, sintomi riconducibili al Covid.

La ragione del diniego ha però dell’incredibile agli occhi della Fials (Federazione italiana autonomie locali e sanità) e dalla stessa lavoratrice: «asserita mancanza di nesso di causalità tra l’evento denunciato e la lesione accertata».

Per la Fials le motivazioni addotte per sostenere l’assenza di nesso di causalità mostrerebbero «una superficialità imbarazzante». Considerando anche «l’evidente esposizione lavorativa della dipendente, a contatto con pazienti Covid o con pazienti asintomatici».

«Sicuramente le commissioni Inail di Bergamo non prendono in considerazione il momento emergenziale che ha coinvolto Bergamo e la sua Provincia – si legge nella lettera indirizzata alla direzione territoriale bergamasca, al direttore generale Giuseppe Lucibello e al vicepresidente lombardo Letizia Moratti -. Già dal mese di novembre erano state riscontrate numerose polmoniti sospette. Sarà sfuggito loro che da dicembre Bergamo e Provincia erano già invase dal coronavirus senza saperlo».

L’infezione della donna è stata anche accertata grazie all’esecuzione di un test sierologico a maggio dell’anno scorso, ma solo un anno dopo la malattia, l’11 marzo 2021, l’Asst Papa Giovanni XXIII ha trasmesso all’Inail la certificazione medica dell’infortunio lavorativo, che però non è stato riconosciuto.

«A inizio anno 2020 tutti gli ospedali erano lazzaretti – prosegue la lettera -, un numero imprecisato di decessi, operatori sanitari infettati, in alcuni casi deceduti. Pazienti collocati nei ripostigli, sulle barelle, per terra. I morti accatastati avvolti in scacchi di plastica, l’enorme sacrificio, lo stress e il dolore patito da tutto il personale per fronteggiare un triage di guerra non è tenuto in debita considerazione, però con sospetto opportunismo dalla politica e dalle istituzioni vengono definiti eroi, “per poi dileggiarli”».

Per queste ragioni, al di là di ogni ragionevole dubbio, la Fials ritiene che tutte le infezioni contratte dal personale sanitario siano da identificare come infortuni. Se la struttura territoriale dell’Inail di Bergamo non accoglierà il ricorso della donna, allora la Federazione sindacale darà mandato al proprio legale «d’intraprendere le azioni necessarie consentite dalla legge».