Attualità
Il caso

Ventimila richieste di rimborso ticket inviate da Ats Bergamo

Ad alcuni cittadini toccherebbe addirittura giustificare richieste di dieci anni fa. Adiconsum: «Agli assistiti oltre al danno, la beffa»

Ventimila richieste di rimborso ticket inviate da Ats Bergamo
Attualità Bergamo, 01 Dicembre 2022 ore 18:42

Una nuova bufera si sta abbattendo su circa ventimila bergamaschi per la richiesta di vecchi ticket non pagati, con le diffide che Ats Bergamo sta inviando agli assistiti. A renderlo noto oggi (giovedì primo dicembre) è Adiconsum Bergamo. Le contestazioni notificate partono addirittura dal 2012, cioè nei dieci anni di prescrizione, per coloro che hanno beneficiato di esenzione dal pagamento ticket, dopo aver autocertificato una condizione che dai controlli risulterebbe, secondo Regione Lombardia, non corretta.

«Le diffide inviate dall’azienda sanitaria stanno generando il panico tra i contribuenti – dice Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo-. In particolare l’azienda sanitaria di Bergamo si è concentrata in questo periodo sulle esenzioni con codici  E04, e cioè sui Titolari di pensioni al minimo di età superiore a 60 anni e familiari a carico appartenenti a un nucleo familiare con reddito annuo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge di altri 516,46 euro per ogni figlio a carico. È del tutto evidente che dover dimostrare i redditi che risalgono a 10 anni fa diventa problematico: dopo 5-7 anni i contribuenti non sono più tenuti a conservare la dichiarazione dei redditi a meno che vi siano delle detrazioni per eventuali ristrutturazioni che sono recuperabili nei dieci anni. Bisogna rintracciare la Cu o ObisM o Red per la dimostrazione del reddito, modelli da allegare».

Dovendo procedere alla verifica di quanto richiesto, il cittadino è costretto a risalire attraverso gli archivi Inps per reperire i dati: «nei casi che stiamo esaminando presso i nostri sportelli si tratta per lo più di pensionati che percepiscono tuttora pensioni al minimo o pensioni sociali – ha continuato Busi -. Tali diffide non risparmiano nessuno, coinvolgono persone anche con età avanzata come  ultranovantenni e persone decedute».

Nei verbali si legge, ad esempio, che «non è stato possibile verificare negli archivi Inps il reddito (pensione minima)». Secondo la rappresentante di Adiconsum «è davvero vergognoso che le strutture non dialoghino tra di loro, facendo ricadere sul cittadino l'onere di dimostrare  la bontà della propria autocertificazione, come peraltro previsto dal DPR 445/2000 che sancisce il divieto alle pubbliche amministrazioni   di richiedere documentazione già in loro possesso. In taluni casi abbiamo rilevato che l'esenzione non è corretta o perché segnata in modo errato dal medico o in alcuni casi perché  l’assistito rientra in esenzioni di reddito superiore».

Dall’ente è arrivato l’invito, ai cittadini coinvolti, di fare ricorso contro queste diffide. «Auspichiamo che ATS eviti di creare tutti questi disagi per verbali emessi su ticket non dovuti – ha concluso Busi -, magari attivandosi direttamente presso l'Inps per le verifiche dirette».

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