La protesta

«Visite dei parenti a Casa Serena, troppi limiti»: a Leffe la protesta dei familiari

I familiari degli ospiti hanno creato una sorta di comitato per chiedere un cambio di rotta. La presidente Merelli: «Facciamo il possibile, ma dobbiamo attenerci alla legge»

«Visite dei parenti a Casa Serena, troppi limiti»: a Leffe la protesta dei familiari
Pubblicato:
Aggiornato:

di Giambattista Gherardi

«Vogliamo dare voce ai nostri cari, perché oggi più che mai voce non possono avere». È racchiusa in una frase, ripetuta più volte, la decisa volontà di un gruppo di familiari degli ospiti della Casa Serena di Leffe, che negli ultimi giorni ha creato un Comitato di fatto e lanciato un SOS agli organi di stampa per una situazione, a loro dire, insostenibile.

A farsi portavoce di un crescente disagio e di altri familiari è, in particolare, Renato Gelmi, ingegnere con studio in paese, che a Casa Serena ha dovuto ricoverare la moglie, purtroppo colpita da una malattia degenerativa. «Il malcontento è diffuso - sottolinea Gelmi - poiché le ordinanze emanante nelle ultime settimane, a partire da quella dell’8 maggio, sono nei fatti contradditorie: in premessa si segnala la necessità per gli ospiti delle Rsa di ristabilire un contatto umano con i parenti, ma dall’altro si pongono paletti incrociati rispetto a procedure e precauzioni che rendono impossibili i contatti interpersonali, con incontri che a Leffe sono nei fatti limitati ad un quarto d’ora ogni settimana. È una situazione insostenibile, sulla quale vogliamo accendere i riflettori, soprattutto per chi non ha parenti in struttura e ritiene, a torto, che ormai tutto stia tornando alla normalità».

L'Angolo degli Abbracci alla Casa Serena di Leffe

La Casa Serena di Leffe è un’istituzione molto cara ai leffesi e i funzionali spazi di via Albertoni (nel cuore del paese) accolgono oggi circa 90 ospiti assistiti da 86 dipendenti, cui si aggiungono diversi collaboratori esterni per alcune specifiche incombenze (es. podologo, nutrizionista). Nei giorni duri della pandemia, l’attenzione e l’affetto dei leffesi e dei volontari sono stati, se possibile, ancora più alti, al punto che dopo l’SOS lanciato a Natale 2020 sono state raccolte fra privati, enti, associazioni ed istituzioni offerte per quasi 300.000 euro a sostegno della Rsa.

«Non vogliamo fare la guerra alla Casa Serena - sottolinea Gelmi -, ma lanciare un determinato grido d’allarme affinché si sblocchi, anche a livello normativo, una situazione non più tollerabile di distanziamento. Personalmente non ho la possibilità di interagire a contatto con mia moglie da un anno e mezzo, pur essendo entrambi vaccinati. Ci è possibile solo un colloquio distanziato a due capi di un tavolo, entrambi con la mascherina. Inoltre, la disponibilità di due animatrici con orari ridotti e nei soli giorni feriali fa sì che i colloqui possibili in un giorno siano pochi e la necessaria rotazione faccia sì che non vi sia libertà di visita».

Il Consiglio di Amministrazione di Casa Serena, più volte riunitosi in queste settimane per ottemperare al meglio alle disposizioni di legge via via aggiornate dagli organi superiori, pur comprendendo le ragioni dei familiari, tiene a chiarire la propria posizione di «assoluta e responsabile disponibilità». Essa è giocoforza legata all’ordinanza dello scorso 8 maggio, che resterà in vigore sino alla fine di luglio.

«Casa Serena - spiega la presidente Paola Merelli - ha sempre lavorato per garantire agli ospiti il massimo livello di assistenza e nel contempo favorire per quanto possibile l’accesso ai familiari. In qualche caso abbiamo addirittura anticipato lo spirito delle ordinanze, allestendo per esempio l’Angolo delle Carezze con postazioni che consentono un contatto protetto fra ospiti e familiari. Non è certamente la normalità cui tutti vorremmo ritornare, ma dobbiamo innanzitutto attenerci alle restrizioni dell’ordinanza dell’8 maggio. Abbiamo attivato anche due postazioni esterne, protette da idonea copertura, che consentono di dialogare con gli ospiti in presenza, con la prescrizione di mascherina ed il divieto di contatto, come del resto l’ordinanza richiede».

Una delle postazioni esterne della Casa Serena di Leffe per l'incontro distanziato fra ospiti e familiari

Merelli aggiunge: «Spiace rilevare che troppo spesso, soprattutto attraverso i social, sono circolate notizie infondate riguardo divieti e ostacoli e questo ha esasperato gli animi senza che ve ne fosse bisogno. Lo scorso 28 maggio abbiamo convocato una riunione in presenza per spiegare al meglio le direttive e le prescrizioni di legge, alla quale ha partecipato un numero di familiari pari a meno della metà degli ospiti. Per gestire al meglio gli accessi abbiamo ottenuto il prezioso supporto dei volontari dell’Associazione Carabinieri Media Val Seriana, che non sono affatto “sceriffi o bodyguard” come è capitato di leggere, ma un utile supporto al personale e alle necessarie prassi di accreditamento imposte dall’ordinanza e anche per prevenire forzature che taluni avevano pubblicamente proclamato».

L’impressione è che dopo tanti mesi di sofferenza (e anche Casa Serena ha pagato purtroppo un tributo di vite alla pandemia) sia ora questione di “tener duro” per l’ultimo miglio. Probabilmente il più difficile, ma anch’esso necessario per ritrovare finalmente affetti e normalità.

Seguici sui nostri canali