Dietro le quinte

Tradimenti, franchi tiratori e ripicche Così è andata l’elezione in Provincia

Tradimenti, franchi tiratori e ripicche Così è andata l’elezione in Provincia
Cronaca 12 Novembre 2018 ore 09:10

Tradimenti, franchi tiratori, ripicche. Più che un’elezione, le provinciali del 31 ottobre che hanno portato Gianfranco Gafforelli alla guida di via Tasso paiono un thriller. Almeno a sentir parlare gli stessi amministratori locali che si sono recati alle urne (anzi, all’urna) per esprimere il loro voto. In questi giorni si fa un gran parlare di quelli (della Bassa) del centrodestra che invece che votare Fabio Ferla, sindaco di Calvenzano e candidato scelto da Forza Italia e sostenuto dalla Lega, hanno preferito Gafforelli. Nessuno, invece, parla di quelli del centrosinistra che hanno preferito dare il loro voto a Ferla. Perché ce ne sono stati e a dirlo sono i numeri: se davvero tutto il Pd avesse votato compatto per Gafforelli, il sindaco di Calcinate non avrebbe avuto problemi a essere eletto. Invece la sua vittoria è arrivata per una manciata di voti. Anzi, per un solo voto probabilmente, quello della consigliera dem di Palazzo Frizzoni Paola Tognon, neo direttrice del Museo della Città di Livorno e che è riuscita a salire dalla Toscana appena in tempo per esprimere il proprio voto in favore di Gafforelli.

Appurato che anche nel Pd, dunque, ci sono stati dei franchi tiratori, più difficile (a differenza di quanto avvenuto nel centrodestra, dove diversi amministratori locali hanno fatto “outing”) è definire il chi. Nessuno sembra saperlo, eppure un nome, da qualche telefonata, trapela. È quello dell’ex parlamentare Giovanni Sanga, uno dei principali artefici, quattro anni fa, dell’accordo tra Pd e Forza Italia che portò Matteo Rossi alla guida della Provincia. Sanga, infatti, pare che da diverso tempo stesse tessendo la tela insieme agli azzurri (in particolare con Alessandro Sorte) per portare in via Tasso un nome che piacesse a entrambi gli schieramenti, escludendo così nuovamente la Lega dal “gioco di potere”. A rompere le uova nel paniere, però, è arrivata la candidatura di Gafforelli, fortemente sostenuta da diversi sindaci civici e che ha subito trovato il favore di un esponente Pd “ingombrante” in quel di Bergamo, cioè il sindaco Giorgio Gori. Gafforelli, prima di candidarsi, non ha telefonato a nessun partito: ci ha pensato, ha deciso ed è sceso in campo. È stata la scheggia impazzita che…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 15 novembre. In versione digitale, qui.

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