Il caso

A Bergamo si sono scatenati quelli contrari alla sperimentazione del 5G

Domenica numerose mail di non meglio precisati «cittadini bergamaschi» chiedevano di non abrogare un regolamento comunale, cosa invece avvenuta nel Consiglio di lunedì 8 giugno. Secondo queste persone, il Comune non sta tutelando la salute dei suoi cittadini

A Bergamo si sono scatenati quelli contrari alla sperimentazione del 5G
Bergamo, 09 Giugno 2020 ore 11:41

di Andrea Rossetti

Una lettera inviata a tutte le autorità e istituzioni di Bergamo, così come a centinaia di organi di stampa, locali e nazionali. Non una volta, ma svariate volte, da più indirizzi. Parlare di mailbombing, forse, è eccessivo, ma diciamo che ci siamo andati vicino. E queste persone si dicevano espressamente contrarie al punto 4 dell’ordine del giorno del Consiglio comunale andato in scena ieri, lunedì 8 giugno, e che prevedeva l’abrogazione del Regolamento comunale numero 66 «per la disciplina urbanistico/territoriale e la minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici nella localizzazione di infrastrutture e impianti radioelettrici per la telefonia mobile e per la radiodiffusione». La richiesta non è stata ascoltata e il Regolamento in questione è stato abrogato.

Nello specifico, nelle numerose mail, tra citazioni di articoli della Costituzione e studi più o meno accreditati, si diceva che abrogando il Regolamento n.66 il Comune avrebbe tolto una sorta di “barriera legale” allo sviluppo dell’infrastruttura 5G a Bergamo. A parere di questi «cittadini bergamaschi di qualsiasi estrazione politica», infatti, «non è stato reso pubblico uno studio in cui ci si prenda la pubblica responsabilità di affermare che le micro-onde 5G non siano nocive» e, dunque, l’abrogazione del provvedimento avrebbe esposto Palazzo Frizzoni a una serie di violazioni legali e costituzionali gravissime, a partire da quella che vede il sindaco e il Consiglio comunale come responsabili «della condizione di salute della popolazione del suo territorio». Non solo: nella mail si accusa il sindaco Giorgio Gori di aver «spudoratamente mentito» quando ha affermato che a Bergamo città, al momento, non ci sono antenne per il 5G. La lettera si concludeva così: «Non è accettabile perciò l’abrogazione del suddetto Regolamento Comunale n.66 e affermiamo con forza che vìoli i nostri diritti l’avvio alla sperimentazione 5G avvenuta a inizio di quest’anno, oltretutto anche in concomitanza di un periodo in cui la popolazione è stata esposta alla tragedia in periodo Covid-19 e sulle cui responsabilità si sono aperte procedure legali. Poiché ogni cittadino è tutore della Legge procederemo nella tutela dei nostri diritti».

Premesso che ognuno è libero di pensarla come vuole sul 5G, così come su altri temi più o meno dibattuti, l’impressione è che la “battaglia” su questa tecnologia stia, nel tempo, pericolosamente scadendo nell’ideologia, per di più figlia di teorie complottiste alla stregua di quelle che hanno (e succede tutt’ora), negli anni, accompagnato le battaglia alle scie chimiche o ai vaccini. Anche la decisione di queste persone di firmarsi «cittadini bergamaschi» lascia interdetti: chi sono? Quanti sono? Su che base ritengono di rappresentare la cittadinanza bergamasca? Al di là di queste premesse, ci sono i fatti.

Il primo, messo peraltro nero su bianco e che smentisce immediatamente ogni teoria secondo cui il Comune di Bergamo si starebbe muovendo dietro le quinte per “svendere” a interessi privati il territorio e la salute dei propri cittadini (c’è chi lo afferma davvero): nel “position paper”, diffuso un paio di settimane fa dalla Giunta per pensare al rilancio di Bergamo dopo l’emergenza Covid, si dice apertamente che Palazzo Frizzoni è favorevole alla sperimentazione della tecnologia 5G. È una linea politica chiara, evidente, su cui si può essere o non essere d’accordo ma che certo non viene nascosta. Circa poi il numero di antenne in città, la questione è semplice: premesso che alcune di quelle conteggiate dagli anti-5G non sono nemmeno sul territorio cittadino (ce ne sono due, ad esempio, al Kilometro Rosso), quelle situate in Bergamo città non sono state ancora omologate per il 5G e men che meno sono state attivate, poiché la sperimentazione che la Tim avrebbe dovuto avviare nei primi mesi del 2020 è stata bloccata dall’emergenza Covid. Dal Comune fanno sapere che è probabile che in estate il progetto riparta, ma per ora non ci sono novità al riguardo.

Piazza Dante dall’alto dopo il taglio degli alberi

Infine, il Regolamento n.66. Che venne approvato diversi anni fa quando assessore cittadino era Massimo Bandera e il 5G ancora non esisteva (si parlava, forse, del 4G. Ma forse). Negli anni, questo Regolamento è stato applicato in una manciata di occasioni, ma ogni volta queste limitazioni attuate da Palazzo Frizzoni attraverso il provvedimento in questione sono poi state annullate da successivi ricorsi. Il motivo? C’è una legge regionale, dunque di rango superiore rispetto al regolamento comunale, che di fatto ne “blocca” l’efficacia. Si è quindi ritenuto che il Regolamento n.66 sia superfluo e, da qui, la decisione di abrogarlo. Già alcuni mesi fa aveva spiegato la cosa l’assessore Stefano Zenoni, anche perché il tema del 5G, a Bergamo, non è nuovo: durante le proteste per l’abbattimento degli alberi in Piazza Dante dei mesi scorsi, qualcuno aveva affermato che la reale motivazione di quella scelta era favorire l’installazione di antenne per il 5G e non la riqualificazione dell’area. Ovviamente, di prove al riguardo neanche l’ombra.

Proprio perché il tema del 5G e dei suoi presunti effetti collaterali è particolarmente di attualità (poco tempo fa il sindaco di Bianzano ha bloccato la sperimentazione nel suo territorio comunale e pure il Codacons ha pensato bene di metterci il naso), Palazzo Frizzoni, in collaborazione con Bergamo Smart City e il Kilometro Rosso, ha organizzato per il 24 giugno un webinar gratuito intitolato “La verità sul 5G”, a cui parteciperà sicuramente Chicco Testa, ma anche un virologo, un medico del lavoro, alcuni assessori della Giunta Gori e varie altre personalità. L’obiettivo dell’appuntamento è raccontare quel che, ad oggi, si sa sul 5G, smentendo le numerose fake news che circolano al riguardo (prima fra tutte quella secondo cui la diffusione del Covid sarebbe dovuta proprio al 5G) ed evidenziando gli attuali punti critici di una tecnologia in via di sviluppo e sulla quale c’è ancora molto da scoprire.

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