Serve coesione

Adesso anche l’allevatore Mattia lancia un serio allarme cinghiali

Adesso anche l’allevatore Mattia lancia un serio allarme cinghiali
19 Dicembre 2019 ore 06:00

Non è solo il mondo dell’agricoltura ad alzare la voce di fronte all’avanzata incontrastata dei cinghiali. Anche gli allevatori si lamentano e hanno le loro ragioni. Tra di loro c’è Mattia Benigni, il 29enne allevatore di capre a Lujo, la valle che sale da Alzano Lombardo fino a Nembro. Nell’azienda condivisa con i genitori produce formaggi e li vende al mercato; il suo, dicono i frequentatori, è uno dei banchi più frequentati. Ma potrebbe rischiare di rimanere vuoto per colpa dei cinghiali.

 

 

«Già il lavoro è parecchio – spiega Mattia -, da tre anni ci tocca anche lavorare di più per proteggerci dai cinghiali. Arrivano di notte, li senti passare vicino alla casa e i cani abbaiano per farli andare via. A volte nemmeno si spaventano. Durante le loro scorribande notturne devastano i prati del pascolo. Sono prati in pendenza, difficili da sistemare dopo il loro passaggio; fossero pianeggianti sarebbe più semplice. I cinghiali scavano con il grugno e devastano la cotica, rovinando i terreni. Quando poi arrivano le bombe d’acqua, la terra si riversa anche nei prati che non sono stati rovinati e le conseguenze sono ancora peggiori. A noi servono per fare il fieno, questo è il momento di concimare, ma se il terreno è rovinato è inutile. Devo cercare di sistemarlo con lo scavatore».

 

 

Ora il Comune di Nembro ha dato il permesso di recintare per tenere i cinghiali alla larga. «Ma le regole sono troppo rigide – afferma Mattia – e la pendenza dei prati non aiuta, sarebbe un…

 

Articolo completo a pagina 53 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 19 dicembre. In versione digitale, qui.

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