Aggravante dei futili motivi per Ivano Perico, che uccise la cugina Stefania Rota: rischia l'ergastolo
Il capannone di cui era proprietaria la vittima era abusivo, ma venne condonato. Perico non accettò il fatto, considerandolo un'ingiustizia
È stato rinviato davanti alla Corte d'Assise Ivano Perico, il 61enne di Mapello, che uccise la cugina Stefania Rota, quasi coetanea, a febbraio 2023 e il cui corpo fu trovato solo ad aprile, due mesi dopo. Accusato di omicidio, dovrà rispondere dell'aggravante dei motivi abbietti, che si riassumono nei 35 metri quadrati del capannone della vittima, confinanti con la villa del cugino. Rischia l'ergastolo.
Il condono
Questi metri vennero condonati, ma Perico non riuscì ad accettare il fatto, considerato da lui come un grave sopruso, fino a portarlo a uccidere la cugina con un batticarne mentre erano nella casa della donna a discutere, lasciarne il corpo nell'appartamento e rispondere all'amica che la cercava a qualche giorno dalla sua scomparsa di non preoccuparsi, perché era partita per il mare. L'uomo appiccò anche un rogo allo studio tecnico del geometra che si era occupato della faccenda.
Non una morte per malore...
Il corpo di Stefania Rota è stato trovato solo il 21 aprile e la sua morte rischiava di essere velocemente classificata come accidentale dovuta a un malore, se non fosse che alcuni dettagli non convinsero i Carabinieri. Da lì il via alle analisi più approfondite approdata alla fine alla confessione dell'uomo e all'avvio del processo.