tra febbraio e aprile del 2020

Almeno 7 varianti del Covid hanno circolato in Lombardia dall’inizio della pandemia

A dirlo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Statale di Milano, dell’ospedale Niguarda e del Policlinico San Matteo di Pavia, sostenuto da Fondazione Cariplo.

Almeno 7 varianti del Covid hanno circolato in Lombardia dall’inizio della pandemia
Cronaca Bergamo, 22 Gennaio 2021 ore 12:47

In Lombardia, tra febbraio e aprile del 2020, sono circolate in modo massiccio 7 varianti del coronavirus. Alcune si sono selezionate all’interno del territorio lombardo e hanno causato almeno 2 sub-epidemie, una preponderante nel sud e l’altra nel nord della Regione. A dirlo sono i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Statale di Milano, dell’ospedale Niguarda e del Policlinico San Matteo di Pavia, sostenuto da Fondazione Cariplo, che ha sequenziato 346 genomi per cercare di fare chiarezza sulle varianti virali presenti in Lombardia sin dalle prime fasi della pandemia.

La ricerca “Genomic epidemiology of SARS-CoV-2 reveals multiple lineages and early spread of SARS-CoV-2 infections in Lombardy, Italy” è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications (QUI il link).

Grazie ad un approccio filogeografico, la circolazione dei diversi lignaggi si è mostrata fortemente legata al territorio. Sono almeno due le sub-epidemie indentificate, sostenute da varianti differenti. La prima preponderante nel sud della Lombardia, con le province di Lodi e Cremona investite maggiormente. La seconda si sarebbe è diffusa principalmente nel nord e che ha colpito con maggior virulenza in particolar modo Bergamo, Alzano Lombardo e Nembro.

Tre varianti su 7 hanno subito un’amplificazione tale da consentire la presenza di importanti cluster locali di trasmissione, la cui origine risalirebbe ai primi giorni di febbraio. Ciò indica che il Covid circolava in modo silente in tutta la Regione già un mese prima del primo caso diagnosticato a Codogno, in provincia di Lodi.

Il lavoro sottolinea l’importanza e la necessità di una sorveglianza epidemiologica continua dei genomi circolanti, che possa individuare nell’immediato la selezione e la circolazione di nuove mutazioni, ponendo un freno alla diffusione dei contagi.

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