Le critiche

Attesa l’ordinanza sulle zone rosse, ma la Lombardia si oppone: i dati considerati sono “vecchi”

Secondo quanto dichiarato al Corriere della Sera dall’assessore regionale Giulio Gallera, ogni tipo di valutazione dovrebbe essere basata sui numeri di domani, giovedì 5 novembre, giorno in cui si spera di vedere gli effetti positivi delle restrizioni applicate dal 22 ottobre

Attesa l’ordinanza sulle zone rosse, ma la Lombardia si oppone: i dati considerati sono “vecchi”
04 Novembre 2020 ore 14:30

Ancora non è stata diffusa la lista delle Regioni che rientreranno nella “zona rossa” individuata dal Governo, ma è ormai scontato che al suo interno ci sarà la Lombardia. In sostanza, per i lombardi da domani, giovedì 5 novembre, si torna nella condizione di clausura pressochè totale vissuta a marzo: stop agli spostamenti (esclusi quelli effettuati per ragioni di lavoro, salute o prima necessità) e negozi chiusi; uniche differenze sembrano essere la didattica a distanza, prevista solo a partire dagli alunni iscritti alla seconda media, e l’apertura di parrucchieri e centri estetici. Tutto questo per almeno 15 giorni, poi si valuteranno i dati e si stabilirà se confermare le limitazioni o mitigarle.

La decisione del Governo ha però suscitato, invano, l’opposizione di diversi presidenti di Regione, tra cui Attilio Fontana, che fin da subito si è opposto alla differenziazione delle misure a livello regionale chiedendo invece chiusure omogenee su tutto il territorio nazionale.

C’è poi un secondo problema, che riguarda i dati epidemiologici alla base delle restrizioni. Secondo l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ogni tipo di valutazione dovrebbe essere basata sui dati di domani, giovedì 5 novembre, data in cui si spera di vedere qualche effetto positivo delle restrizioni applicate sul territorio lombardo il 22 ottobre scorso. Una variabile che potrebbe incidere sulla collocazione della Lombardia in un’eventuale fascia di rischio elevato.

«I dati che ha il governo sono precedenti all’introduzione delle nostre misure – ha dichiarato Gallera al Corriere della Sera -, penso che sia più corretto fare una valutazione sulla base delle misure assunte, anche per dare un senso ai cittadini, e far capire loro che se quello che hanno fatto è positivo, o non lo è del tutto, e quindi dobbiamo inasprire».

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