Nuovi scenari

Banca del territorio? Intesa San Paolo lancia segnali forti a Bergamo (e a Ubi Banca)

Tantissimi aiuti al nostro territorio (per milioni e milioni di euro) e quell'intervista di Carlo Messina a L'Eco di Bergamo in cui manda messaggi chiari all'istituto bancario che vorrebbe acquisire

Banca del territorio? Intesa San Paolo lancia segnali forti a Bergamo (e a Ubi Banca)
24 Aprile 2020 ore 14:50

Cinque milioni di euro al progetto della Diocesi “Ricominciamo Insieme”; cinque milioni all’ospedale Papa Giovanni; un accordo con il Comune di Bergamo in grado di mettere in campo trenta milioni di euro; un sostegno (350 mila euro) all’ospedale da campo degli Alpini alla Fiera in aggiunta ad altri interventi “minori” ; infine, cinque miliardi di credito per le imprese bergamasche. Chi l’ha detto che Intesa San Paolo non sia una banca del territorio o, quantomeno, non sia in grado anche più di altri (leggi Ubi Banca) di sostenere e valorizzare le zone in cui opera?

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa, manda segnali di vicinanza alla Bergamasca duramente colpita dall’emergenza Coronavirus. In un’intervista a L’Eco di Bergamo, pubblicata giovedì 23 aprile, ha spiegato le ragioni di queste scelte. Sullo sfondo, il braccio di ferro seguito all’offerta del Gruppo Intesa per rilevare Ubi, giudicata «ostile e inaccettabile» da un gruppo di soci storici bergamaschi e bresciani – a partire dal Patto Car, che possiede il 19 per cento del capitale -, e in vista dell’assemblea nella quale tutti gli azionisti di Ubi saranno chiamati a esprimersi sull’Ops. Uno degli argomenti sui quali Ubi Banca fa leva da sempre è il suo essersi sviluppata in sintonia con i territori di riferimento, cioè di essere la banca bresciana-bergamasca per eccellenza, e di avere nel proprio dna l’attenzione a queste province. Messina non mette in discussione questo “primato”, ma con le mosse annunciate giovedì alza il livello del confronto, per manifestare la vicinanza a Bergamo, ma anche per evidenziare che nessuno può vantare l’esclusiva dei territori e che non è affatto scontato che la miglior risposta possa arrivare sempre dal passato.

«Il dolore che sta vivendo la Bergamasca è sconvolgente», ha esordito nell’intervista. «Da questa considerazione siamo partiti per valutare cosa potessimo aggiungere a ciò che già veniva fatto da tutte le forze che vi operano». Nel progetto della Diocesi, mirato a sostenere le famiglie in difficoltà, Banca Intesa ha visto una possibilità di supporto immediata e concreta: «La presenza capillare delle parrocchie permette di comprendere chi ha effettivamente bisogno – ha detto l’ad di Intesa – e intervenire su tutti gli stati della vita dei territori». Il progetto “Ricominciamo Insieme” era partito con una dotazione di cinque milioni di euro, messi a disposizione dalla Caritas diocesana e dai sacerdoti che hanno rinunciato a tre mensilità. Banca Intesa ha subito raddoppiato la cifra. La donazione al Papa Giovanni (definito da Messina «un ospedale eroico») va ad aggiungersi alle centinaia di aiuti già arrivati copiosamente da enti, associazioni e privati all’ospedale della città. Con il Comune di Bergamo, invece, Messina ha annunciato che si sta mettendo a punto la «formula dei prestiti di impatto, a lunga scadenza e con una componente a fondo perduto: una soluzione innovativa di finanziamenti per iniziative sociali, sanitarie, di ricerca, per la ripresa del commercio e anche per la mobilità».

Messina ha chiuso con un messaggio chiaro e forte indirizzato ai responsabili e ai soci di Ubi Banca: «Ubi è una buona azienda, ben gestita. Ma nelle fasi in cui c’è uno tsunami come oggi, una banca di medie dimensioni rischia di non avere la scala per una navigazione sicura in un mare in tempesta… Bisogna scegliere con chi navigare. Mettere insieme due realtà che hanno un’affinità indiscutibile crea un campione europeo con tutto vantaggio per i territori».

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