La svolta

Bara morì in un burrone, torna l’omicidio preterintenzionale. Processo in Corte d’Assise

All’omissione di soccorso e alle lesioni, si affianca ora l’omicidio preterintenzionale per il principale imputato. Bara morì dopo essere stato inseguito da tre persone in seguito a una lite scoppiata a Ubiale Clanezzo

Bara morì in un burrone, torna l’omicidio preterintenzionale. Processo in Corte d’Assise
Cronaca Val Brembana e Imagna, 11 Febbraio 2021 ore 16:58

Il processo che vede imputati Claudio Brioschi, 56 anni, Raul Magitteri, 27enne, e la sua fidanzata Ingrid Bassanelli, 27 anni, per la morte di Mamadou Lamine Tiam, per gli amici Bara, si sposta in Corte d’Assise. All’omissione di soccorso e alle lesioni, si affianca ora l’omicidio preterintenzionale per il principale imputato.

A darne notizia per primi sulla pagina Facebook creata per mantenere viva la memoria di Bara, deceduto nella notte tra il 22 e il 23 luglio del 2017, sono stati gli amici e i familiari del giovane di 20 anni, che nella mattinata di mercoledì 10 febbraio si sono radunati all’esterno del tribunale di Bergamo per chiedere nuovamente verità e giustizia.

«La nostra attenzione e il nostro sostegno hanno prodotto una rilettura attenta degli atti – sottolineano in un messaggio pubblicato su Facebook -. Una faccenda che rischiava di finire dimenticata ora sarà al centro dell’attenzione. Ringraziamo l’avvocato Luca Buonanno per il lavoro meticoloso che ha fatto, calmo, determinato e paziente, in continua relazione sinergica con la famiglia e con noi del comitato. Un passaggio importante quello di oggi, nella direzione giusta. Non è nostro compito giudicare o indagare e ci basta sapere cosa davvero sia successo quella sera».

L’incidente

Bara morì cadendo in un burrone in circostanze poco chiare, nel tentativo di fuggire da tre persone che lo stavano inseguendo dopo una lite scoppiata durante una festa a Ubiale di Clanezzo. Sul banco degli imputati ci sono appunto Brioschi, in servizio alla festa del paese, Magitteri e la sua fidanzata (per la sola omissione di soccorso), che quella sera litigarono con la vittima. Secondo gli inquirenti Brioschi avrebbe inseguito Bara per dargli una lezione dopo una rissa, mentre i due fidanzati si sarebbero aggiunti per altri motivi. Bara per fuggire dall’aggressione, avrebbe scavalcato un guard-rail senza accorgersi che sotto di esso c’era soltanto il vuoto. Finito in un burrone, il cadavere venne ritrovato a distanza di 24 ore dall’incidente.

Martedì prossimo (16 febbraio) sarebbe stato il ventiquattresimo compleanno di Mamadou. Gli amici del comitato si ritroveranno alla lapide posta nel luogo dell’incidente in sua memoria, danneggiata e riparata lo scorso luglio, per portare un saluto e alcuni fiori.

«Vorremmo sapere come si sentono i rappresentanti delle istituzioni locali, in particolare quelle di Ubiale, e tutti i presenti quella sera, non pochi, che a detta loro non videro nulla – conclude il comitato a sostegno di Bara -. Vorremmo sapere come mai non vi fu nessuna espressione solidale da parte di chi aveva la responsabilità della gestione degli spazi quella sera. Vorremmo sapere con quale coscienza, neanche quando la lapide venne distrutta, nessun cittadino della zona e tanto meno i rappresentanti istituzionali si espressero. Furono ancora gli amici di Bara a mettere una nuova lapide in quel posto. Poi ci vogliono fare credere che il razzismo non c’entri. Immaginiamo che se i responsabili dell’inseguimento fossero stati dei ragazzi italiani di origine straniera e la vittima un ragazzo della zona, le cose sarebbero andate diversamente».

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