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Bergamo e Brescia si candidano insieme come capitale italiana della cultura per il 2023

Giorgio Gori ed Emilio Del Bono, insieme agli assessori alla Cultura dei due comuni, hanno dato la notizia. «Accomunati dal dolore, ora ripartiamo insieme»

Bergamo e Brescia si candidano insieme come capitale italiana della cultura per il 2023
Bergamo, 15 Maggio 2020 ore 13:39

Bergamo e Brescia si candidano insieme come unica capitale italiana della cultura nel 2023. È un fatto che si può definire epocale e che segna un solco netto con il passato. Non è un mistero, infatti, che Bergamo e Brescia siano città storicamente rivali, anche sui campi di calcio. Ora, la Città dei Mille e la Leonessa d’Italia, accomunate dalla sofferenza causata dalla pandemia che ha colpito con particolare virulenza le due provincie lombarde causando migliaia di vittime, guardano al futuro lanciando un’alleanza strategica che parte dalla cultura, per diventare il simbolo della rinascita dopo l’emergenza sanitaria.

Emilio Del Bono e Giorgio Gori, sindaci di Brescia e Bergamo

«Sia io che Emilio (Del Bono, primo cittadino di Brescia, ndr) ci siamo ritrovati nell’idea che la cultura possa diventare una leva di rinascita per le nostre città, con una forte valenza simbolica per tutto il Paese – ha commentaro il sindaco Giorgio Gori presentando la candidatura -. In questi anni abbiamo cercato di avvicinare le nostre realtà cucendo collaborazioni nei settori della cultura, del turismo e della gastronomia. Bergamo aveva avviato una riflessione nel merito, ma la proposta di lavorare a una candidatura e a un progetto comune è arrivata da Brescia».

È notizia di ieri (14 maggio), confermata dal ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini, lo slittamento al 2021 della candidatura di Parma come capitale della cultura italiana. Per questa ragione, sia Bergamo che Brescia hanno deciso di presentare il proprio dossier per il 2023. Alla stesura del documento stanno lavorando gli assessorati di entrambi i capoluoghi. La candidatura vede anche la partnership del gruppo Ubi Banca, dopo l’approvazione del progetto da parte del proprio Cda.

«I nostri territori escono da mesi difficili caratterizzati dal dolore, ma anche da un forte impegno – prosegue Emilio Del Bono -. È un segno per l’intero Paese di come le città possano essere resilienti riprendendo il proprio cammino senza farsi abbattere. Insieme ai nostri assessori abbiamo scelto questo momento della fase 2 per annunciare un cammino comune. Il rischio del contagio è ancora elevato, siamo impegnati per garantire sicurezza e tutela ai nostri cittadini, ma è necessario iniziare già da oggi a progettare il futuro. Questo obiettivo condiviso consentirà di alimentare nuovamente la creatività, le forze e le intelligenze che connotano le nostre città. In passato siamo stati rivali, ci definiamo cugini, ma ci uniscono le medesime radici culturali».

Nadia Ghisalberti, assessore alla Cultura di Bergamo

Come hanno ricordato entrambi i primi cittadini, sia Bergamo che Brescia escono da una stagione di grande dinamismo e vivacità. Entrambe le città sono state capaci di cambiare passo per quanto riguarda la propria capacità di attrazione. «Abbiamo passato un momento complicato, con un dolore diffuso che ognuno di noi ha condiviso. Ma abbiamo anche dimostrato di che tempra siamo fatti nel modo in cui abbiamo reagito – evidenzia Gori -. Oggi siamo in grado di vedere i danni che questo virus ha fatto e tra i settori più colpiti vi è quello della cultura. Crediamo però che attraverso di essa si possano curare le nostre ferite, dando un segnale di fiducia».

«Fino a febbraio i nostri sistemi culturali erano molto articolati, con collaborazioni estese tra istituzioni pubbliche e soggetti privati che rendevano le città vive e attrattive – spiega l’assessore alla Cultura del comune di Bergamo Nadia Ghisalberti -. La pandemia ha messo in rilievo però la grande fragilità di un settore che rischia di essere spazzato via da una brusca quanto prolungata interruzione. A Bergamo, secondo le ultime stime, sono oltre tremila le persone coinvolte tra occupazione diretta e indiretta. Dobbiamo reinventare le modalità di fruizione della cultura». «La cultura è un importante motore di crescita e sviluppo – conclude Laura Castelletti, assessore alla Cultura di Brescia -. Il nostro sguardo, unito, può arrivare lontano. Non si tratta di una sfida o di una competizione lanciata alle altre città, ma vogliamo che questa collaborazione sia da sprono per tornare a progettare una nuova normalità. L’obiettivo che ci poniamo è di creare un modello culturale post-Covid che sia di riferimento all’intero Paese».

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