La proposta

Bonus Vacanze poco utilizzato? «I fondi vengano dati agli operatori, altrimenti si chiude»

L'associazione Turismo per l'Italia lancia un appello per salvare migliaia di aziende a rischio chiusura: «Sosteniamo direttamente le imprese del settore»

Bonus Vacanze poco utilizzato? «I fondi vengano dati agli operatori, altrimenti si chiude»
09 Settembre 2020 ore 17:29

di Giambattista Gherardi

«L’estate sta finendo e il fatturato se ne va». Sembrano parafrasare il noto tormentone dei fratelli Righeira gli operatori italiani del turismo dopo l’estate da incubo della pandemia. Secondo dati diffusi da Confturismo Confcommercio e Assoturismo Confesercenti, nonostante il lieve recupero in agosto, la stagione si chiuderà con almeno 65 milioni di presenze in meno e perdite stimabili in 100 miliardi di euro. Sul banco degli accusati c’è anche e soprattutto il “Bonus Vacanze”, ideato dal Governo per sostenere, in un colpo solo, le famiglie e il comparto turistico. «Un fallimento totale – ha sentenziato il Codacons in questi giorni -, al punto che solo una minima parte delle risorse è stata utilizzata. Sui 2,4 miliardi di euro stanziati dal Governo per il Bonus Vacanze ne sono stati spesi a oggi poco più di 200 milioni di euro. 1,4 milioni di famiglie hanno presentato domanda per il bonus, ma poi di fatto solo uno su 3 (circa 470mila) lo ha realmente utilizzato».

L’indice è puntato contro una procedura di sottoscrizione un poco complicata (a dire il vero nemmeno troppo) e l’esclusione nell’utilizzo delle piattaforme di prenotazione online come Booking o Airbnb. In questo secondo caso c’era evidentemente la volontà di indirizzare i clienti direttamente verso le strutture (hotel, bed & breakfast, ecc.) oppure verso agenzie di viaggio e tour operator. Proprio fra questi ultimi è nato a luglio un’associazione di settore (e non di categoria), denominata “Turismo per l’Italia”, «con l’obiettivo di far raggiungere al settore del Turismo, finalmente e non solo a parole, ma con fatti concreti come i provvedimenti di legge, la dignità che merita, partendo dall’importanza che rappresenta a livello economico in Italia».

A fondarla otto operatori (c’è anche la bergamasca Giusy Lodetti, titolare a Curno dell’agenzia “Il Tetto del Mondo”), capitanati dal presidente Stefano Crugnola, milanese di Binasco, che nel 2017 è diventato coordinatore tecnico della Consulta nazionale sul Turismo della Lega e dallo scorso anno membro del “Comitato permanente di promozione del turismo in Italia”. Gli altri fondatori sono Letizia Sinisi, Giulio Biasion, Maurizio Boiocchi, Michele Cristallini, Giorgio Mingardi e Salvatore Petrelli. L’Associazione ha la volontà di includere e coinvolgere tutte le figure professionali legate direttamente o indirettamente al mondo del turismo, alle Istituzioni, agli addetti ai lavori quali agenzie di viaggi e tour operator, ai balneari, alla filiera dell’ospitalità (albergatori e ristoratori), alle guide e accompagnatori turistici, ai noleggiatori, agli ncc, alla filiera dell’italian style, ecc., compresi gli stessi viaggiatori.

Di questi giorni è la proposta “alternativa” relativamente all’utilizzo del surplus inutilizzato del Bonus Vacanze: «Come Associazione Turismo per l’Italia – spiega Crugnola – vogliamo proporre al ministro Franceschini di agganciare gli stanziamenti inutilizzati del Bonus Vacanze alla creazione di un Fondo perduto a disposizione del Turismo Organizzato (agenzie e tour operator) e del settore alberghiero. In pratica concedere (con modalità da concertare) contributi diretti agli operatori, che sono davvero allo stremo e hanno bisogno di iniezioni di liquidità urgentissime». L’ipotesi è, per esempio, di spostare gradualmente su base mensile importi progressivi (ad esempio 100 milioni per agenzie di viaggio e 50 milioni per gli alberghi) fino a dicembre (sei mesi dall’entrata in vigore del Bonus). «Non è pensabile – conclude Crugnola – attendere solo l’eventuale erogazione a chiusura del periodo di riferimento del provvedimento, cioè fine anno, poiché in tale data molte aziende decideranno la chiusura dell’attività, con importanti ripercussioni negative sia sull’occupazione sia sul Pil nazionale». Giocarsi i nostri “petrodollari” turistici potrebbe essere davvero imperdonabile.

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