Cronaca
omicidio di yara

Bossetti, la Corte d'Assise nega nuovamente l'accesso ai reperti delle indagini

L’istanza presentata dagli avvocati difensori, condannato in via definitiva per l’omicidio della tredicenne, è stata respinta per la seconda volta

Bossetti, la Corte d'Assise nega nuovamente l'accesso ai reperti delle indagini
Cronaca Bergamo, 27 Gennaio 2022 ore 15:27

L’istanza presentata da Claudio Salvagni e Paolo Camporini, avvocati difensori di Massimo Bossetti nel processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, in cui si chiedeva di poter conoscere lo stato di conservazione dei reperti della vittima e dei campioni di Dna raccolti durante le indagini è stata nuovamente rigettata dalla Corte d’Assise di Bergamo. A darne notizia è stato Corriere Bergamo.

Non è la prima istanza che i legali di Bosetti presentano per chiedere di poter rianalizzare i reperti delle indagini, confiscati a conclusione del processo con sentenza definitiva. E non è la prima volta che la Corte si esprime con un parere negativo. Massimo Bossetti, muratore di Mapello, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della ragazzina, uccisa il 26 novembre del 2010. Accedendo ai reperti la difesa spera di trovare nuovi elementi per chiedere un’eventuale riapertura del processo.

Nel 2019 il presidente della Corte d’Assise aveva acconsentito ad esaminare i reperti, precisando in seguito che si sarebbe trattata di una mera ricognizione. Nel frattempo però, su richiesta del pubblico ministero, i reperti erano stati confiscati. I legali di Bossetti avevano presentato una nuova istanza, ma il presidente della Corte aveva ritenuto di non essere più competente nella decisione.

Da qui il ricorso di Salvagni e Camporini alla Corte di Cassazione, che si era espressa contro i provvedimenti della Corte d’Assise di Bergamo che negavano la possibilità di esaminare i reperti raccolti. La Cassazione aveva stabilito che non doveva essere il presidente a decidere, bensì la Corte d’Assise intera, competente anche dopo la confisca dei campioni.

A giugno dell’anno scorso, la Corte d’Assise di Bergamo aveva nuovamente respinto la richiesta degli avvocati di poter accedere ai reperti. Una decisione che è stata impugnata da Salvagni e Camporini sulla quale si esprimerà ad aprile la Corte di Cassazione.

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