intesa tra Ats e sindaci bergamaschi

Carenza di medici di assistenza primaria, accordo per favorirne la presenza sul territorio

Complessivamente in provincia, nel 2020, su un totale di 651 medici di assistenza primaria, saranno 102 quelli che cesseranno la propria attività. Il protocollo sottoscritto va a tutela dei pazienti più fragili, evitando che debbano spostarsi dal proprio comune per essere curati

Carenza di medici di assistenza primaria, accordo per favorirne la presenza sul territorio
Bergamo, 09 Ottobre 2020 ore 12:09

La carenza di medici sul territorio non è certo una novità. Tuttavia nella Bergamasca la problematica è tornata a farsi sentire soprattutto nell’ultimo periodo, complice sia la necessità di assistenza da parte delle persone malate nei mesi più difficili dell’emergenza sanitaria, sia gli imminenti pensionamenti di un gran numero di dottori. Per questa ragione è stato discusso e siglato lunedì 5 ottobre un accordo di collaborazione tra l’Ats di Bergamo e il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci per favorire la presenza di medici di assistenza primaria provvisori in provincia. «Il problema è annoso e di vasta portata, legato soprattutto al fatto che stanno progressivamente lasciando il lavoro per raggiunti limiti di età tantissimi medici sul territorio provinciale anche per una errata programmazione a livello nazionale», sottolinea il direttore generale Massimo Giupponi.

Complessivamente in provincia nel 2020, su un totale di 651 medici di assistenza primaria, saranno 102 quelli che cesseranno la propria attività. L’Ats, con l’approvazione di Regione Lombardia, ha quindi attivato soluzioni di emergenza per cercare di risolvere, almeno in parte, il problema: la prima è stata quella di alzare la soglia di pazienti assistiti da ogni medico a quota 1.800; la seconda è di conferire incarichi provvisori a tempo determinato anche ai medici specializzandi; in ultima istanza, è possibile ricorrere all’utilizzo delle Usca.

Nell’accordo sottoscritto da Agenzia di tutela della salute e Consiglio di Rappresentanza, «Ats si impegna a proporre al medico cessante di effettuare un passaggio di consegne, almeno per gli assistiti più fragili e di concedere l’utilizzo del proprio ambulatorio in via temporanea al medico provvisorio (almeno sino all’installazione del sistema SISS nei nuovi locali). L’Agenzia si impegna anche a contattare i sindaci dei comuni interessati al fine di chiedere supporto nell’individuazione di locali da adibire ad ambulatorio, ad aumentare la disponibilità di periferiche Usb per i medici provvisori per l’accesso al SISS e ad illustrare le procedure del sistema». Da parte sua il Consiglio di Rappresentanza si impegna a sensibilizzare i Comuni della provincia ad attivare soluzioni che favoriscano la permanenza dei medici provvisori come: ambulatori a costi calmierati, convenzioni per la concessione dei locali, o collaborazioni con le associazioni di volontariato.

«Ogni giorno riceviamo segnalazioni di cittadini preoccupati perché il loro medico è andato in pensione, o sta per andarci, e ancora non hanno notizie di un suo sostituto – spiega Marcella Messina, presidente del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci -. Viene a mancare un punto di riferimento e il rischio è che questa situazione si ripercuota sui pazienti più fragili come gli anziani, che magari devono spostarsi per raggiungere il proprio medico ma al tempo stesso non hanno autonomia nei trasferimenti».

Inoltre Ats avviserà il sindaco del Comune in cui si verifica un’eventuale carenza e si impegna ad aggiornare il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci, almeno mensilmente, sulla situazione a livello provinciale. Entrambi gli organismi «si impegnano inoltre a favorire l’aggregazione territoriale dei medici e a promuovere progetti di telemedicina soprattutto nei territori montani. Le azioni sopra elencate vengono attuate a seguito dell’attuale situazione straordinaria. Analogamente verranno attivate azioni congiunte presso gli organi competenti al fine di sollecitare soluzioni definitive».

La provincia di Bergamo è suddivisa in 53 ambiti di medicina di assistenza primaria, cui afferiscono i 651 dottori attualmente in servizio (591 titolari e 60 provvisori). Ogni medico può prendere in carico un massimo di 1500 assistiti. Al momento della cessazione e in assenza di un medico titolare che possa prenderne il posto, si effettua un calcolo per valutare se gli assistiti possano essere assorbiti dai medici dell’ambito. Quindi, se oltre 300 risultano scoperti viene attivato un incarico provvisorio.

L’accordo è stato accolto con soddisfazione anche da Federfarma Bergamo, che ha evidenziato come sia in linea anche con alcune delle proposte avanzate dal Sunifar (il Sindacato Unitario dei Farmacisti Rurali) volte a favorire il mantenimento degli ambulatori nei piccoli comuni. «Questa è una necessità crescente e molto sentita, considerando che dove manca il medico anche il servizio farmaceutico rischia di cessare – sottolinea una nota -. È inoltre apprezzabile la promozione dei progetti di telemedicina, strategica soprattutto in aree lontane dalle strutture sanitarie di riferimento e che anche le farmacie ne sono potenziali erogatrici in base alla normativa della Farmacia dei Servizi. Auspichiamo che la proposta sia presa a modello per ulteriori iniziative di livello regionale e nazionale».

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