Da Il Giorno

Il caso delle analisi sulla droga e dell’accordo tra Ats e Procura

Il caso delle analisi sulla droga e dell’accordo tra Ats e Procura
28 Marzo 2017 ore 10:18

L’1 aprile 2017 sarà un anno esatto da quando l’Ats di Bergamo ha comunicato al Tribunale di non potersi più occupare dei test sulla droga sequestrata dalle forze dell’ordine nei blitz contro lo spaccio di sostanze stupefacenti. Analisi fondamentali sia per le indagini che per i successivi processi, i quali, nel caso siano per direttissima, hanno anche bisogno di tempi veloci. Una notizia che fece molto discutere e che creò anche qualche “screzio diplomatico” tra l’Ats e la procura. Il direttore generale Mara Azzi, però, fu molto chiara e al Corriere della Sera spiegò: «Eseguire i test sulla droga non era una delle attività di competenza del laboratorio di Sanità pubblica. Era possibile perché disponevamo di due apparecchiature e, mentre una veniva utilizzata per la verifica degli alimenti, con l’altra facevamo i test sugli stupefacenti. Ora quest’ultimo apparecchio ha smesso di funzionare e con il blocco di investimenti non è possibile sostituirlo. Non è nemmeno giustificabile con la Regione perché non si tratta di un’attività core dell’Ats. Il servizio di fatto non si è interrotto. Le forze dell’ordine hanno potuto continuare a usufruirne presso le strutture specializzate. Noi lo abbiamo fatto da sempre senza che ci venisse riconosciuto alcunché e senza una convenzione. La procura non ha mai voluto sottoscriverla o riconoscere il debito che era maturato».

 

[Il direttore generale dell’Ats di Bergamo, Mara Azzi]

 

In questo anno, i problemi non sono stati di poco conto. Il copione era sempre lo stesso, come scrive Il Giorno: il giudice si vedeva costretto a rinviare il dibattimento per la sentenza, ma quando doveva decidere la data, il poliziotto o il carabiniere di turno lo avvisava: «Per l’esito delle analisi serve un po’ di tempo». Tradotto: anche due mesi. Due mesi durante i quali la comunità aspetta giustizia e gli indagati restano in carcere. Il motivo? Bergamo è costretta a mettersi in coda ai laboratori di Brescia o di Milano per ricevere i risultati dei test sugli stupefacenti. Alla base di tutto, come sottolineò un anno fa la dottoressa Azzi, c’era un problema di soldi: il macchinario costa, ma l’Ats non aveva i soldi; il Tribunale, invece, non voleva pagare. Risultato: tutto fermo.

La questione, apparentemente secondaria ma in realtà di fondamentale importanza in un Paese come il nostro dove i tempi della giustizia sono già dannatamente lunghi senza bisogno di ulteriori ritardi causati da agenti esterni, è finita subito sulla scrivania di Walter Mapelli, dall’estate scorsa nuovo procuratore capo di Bergamo. Mapelli ha preso subito contatti con Azzi e, a novembre, procura e Ats hanno stipulato una convenzione per risolvere il problema. A svelarne i retroscena è Michele Andreucci su Il Giorno: l’Ats ha indetto una gara per il noleggio di macchinari e materiale da laboratorio al prezzo di 205.545 euro, ma per ogni analisi verrà questa volta pagata. Quanto? 75 euro per campione di sostanza stupefacente analizzato. Il che significa che, facendo una stima di almeno un migliaio di campioni analizzati l’anno, 75 mila euro. La convenzione ha durata di cinque anni, dunque l’Ats conta di incassare, come minimo, 375 mila euro entro il 2022, cifra che coprirebbe ampiamente l’investimento odierno.

 

[Il procuratore capo di Bergamo, Walter Mapelli]

 

Una soluzione che sta bene a tutti. L’Ats dovrebbe riprendere a compiere i test a partire da inizio maggio. Gli esiti delle analisi saranno pronti in massimo una settimana (altro che gli «almeno due mesi» di oggi) e saranno ritirabili tre mattine alla settimana, il lunedì, il mercoledì e il giovedì, dalle 9 alle 12.30. Soddisfatto Mapelli, che spiega: «La speranza è quella di partire il prima possibile, soprattutto per ridurre i costi per la comunità e i disagi per le forze dell’ordine». Mara Azzi, invece, spiega perché si è optato per il noleggio del macchinario piuttosto che per l’acquisto: «Il motivo è che le attività analitiche richieste non rientrano nel novero dell’attività istituzionalmente assegnate alle Ats». Il core business, detto altrimenti, è un altro. Ma per fortuna anche per la giustizia c’è un occhio di riguardo.

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