Cronaca
Ora i quarti di Champions League

Che bella cosa la Juve a Dortmund

Che bella cosa la Juve a Dortmund
Cronaca 19 Marzo 2015 ore 15:05

La miglior risposta alle malelingue, che etichettavano la situazione del Parma come la sintesi del calcio italiano, è arrivata ieri sera da una Dortmund insolitamente calda. La qualificazione della Juventus in terra tedesca per i quarti di finale di Champions League è in un certo senso l’urlo del calcio italiano che non vuole soccombere di fronte alla programmazione, ai soldi ed ai fuoriclasse franco-tedesco-iberici (ci perdonerà il Porto per l’esclusione dalla definizione, nonostante il club di Lopetegui sia una realtà affermata e interessantissima a livello europeo). E facciamo notare che dalla triade anti-italiana i francesi hanno tolto il posto agli acerrimi nemici britannici: nessuna squadra inglese infatti è riuscita a qualificarsi ai quarti della coppa dalle grandi orecchie. Tra le tre grandi spagnole (Barcellona, Real e Atletico), il colosso tedesco Bayern, i miliardari francesi di Psg e Monaco ed il Porto c’è la Juventus di Marotta ed Allegri. Tutte ed otto curiose di vedere il sorteggio di venerdì a Nyon per sapere chi potrà sognare la finale di giugno a Berlino.

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Allegri e Tevez. Tornando a Dortmund, in campo si è vista una squadra di una maturità sconvolgente che ha messo da parte tutte le sue paure europee interpretando alla perfezione una partita difficile. Non basta come spiegazione la crisi, ormai più che evidente, del Borussia. Involuzione tattica, assenza di motivazioni, esodo di campioni ed infortuni, tutte cose vere e sacrosante ma forse Jurgen Klopp, signore anche questa volta, ha centrato il punto evidenziando come «questa Juventus è forte, forte, forte». La capacità di saper adattare la squadra alla partita è una dote che mister Allegri sta facendo venir fuori nel momento più importante della stagione, come dimostrano le due sfide con i tedeschi e quella “chiave” con la Roma all’Olimpico. La Juve di Conte se non aggrediva l’avversario non aveva una contromossa, questa invece sa attendere, difendersi e colpire efficacemente in contropiede. Ottenere il massimo dai giocatori a disposizione: Conte lo faceva con gli stimoli, Allegri insistendo in maniera maniacale con loro.

I singoli in evidenza. Evra, bollato troppo frettolosamente come pensionato, si è mostrato per tutta l’esperienza che ha: magari meno sgroppate e cross degli anni scorsi, ma una capacità di concentrazione e lettura delle fasi di gioco da vero leader; o Morata, aspettato e coccolato all’inizio e poi lanciato nella mischia nel momento più importante con risposte da subito decisive. Un mix di buoni giocatori e possibili campioni, su Pogba non occorre esprimersi, guidati oggi più che mai da Carlos Tevez. Scommessa più che vinta dall’abile Marotta, che lo ha portato a Torino per una cifra irrisoria, l’argentino con Allegri ha cambiato completamente il suo modo di giocare diventando uomo squadra presente dappertutto, quello che Arrigo Sacchi ha definito «un fuoriclasse assoluto senza controindicazioni».

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Sorteggio. Ora il futuro della stagione bianconera è roseo: in testa al campionato a +14 dalla seconda, semifinale di Coppa Italia, seppur da rimontare a Firenze contro la Fiorentina, e tra le migliori 8 in Europa. L’obiettivo minimo della stagione è stato raggiunto. Guardando all’urna di Nyon di venerdì se è vero che tra i giocatori spopola il fatto che “una vale l’altra”, un Monaco o un Porto non sarebbero accolti in maniera così negativa, anzi. Dall’altra parte è pur vero che nel processo di maturità di una squadra, a inizio stagione etichettata dai più come a fine ciclo, forse la sfida in questo momento di forma fisico e mentale con una top assoluta del calcio europeo potrebbe consacrarla nell’olimpo del calcio continentale. La Juventus vista ieri sera ha dato l’impressione, forse per la prima volta da parecchio tempo, di saperci stare in Champions League. Certo Bayern, Real e Barcellona sono di un altro pianeta, ma aver paura adesso sarebbe come annullare tutto il lavoro mentale fatto da Conte e quello tattico di Allegri (non che sugli altri aspetti entrambi non abbiano i meriti). I due assieme hanno creato un giocattolo sa quando soffrire e quando colpire, e la partita con il Borussia è la più limpida testimonianza. Ci scuseranno gli atalantini e i profani del calcio, ma le emozioni suscitate dal Westfalen Stadion di Dortmund ci hanno convito che semplicemente ieri sera è accaduta una bella cosa.

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